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Qusra: dodicesimo giorno di assedio
di Edoardo Morello
Il cibo è lì, davanti alla porta. Lo ha portato il consiglio municipale, i soldati non lo hanno fatto entrare.
Marcisce al sole di agosto mentre dentro, in tre case sulla collina di Ras al-Ain, a sud di Nablus, quindici persone contano i giorni. Oggi sono dodici.
A Qusra i coloni armati della 𝙃𝙞𝙡𝙡𝙩𝙤𝙥 𝙔𝙤𝙪𝙩𝙝 hanno circondato le case ai primi di agosto.
Poi è arrivato l'esercito israeliano, in teoria per rimuoverli. In pratica ha dichiarato la zona area militare chiusa, ha messo i bulldozer di traverso sulle strade d'accesso, ha trasformato una delle abitazioni in postazione militare.
Acqua ed elettricità tagliate, una cisterna respinta al posto di blocco.
Aisha Hassan è chiusa in casa con la madre e il fratello: 𝘴𝘵𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘮𝘰𝘳𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘥𝘪 𝘧𝘢𝘮𝘦, ha raccontato a 𝙈𝙞𝙙𝙙𝙡𝙚 𝙀𝙖𝙨𝙩 𝙀𝙮𝙚. L'𝙐𝙣𝙞𝙘𝙚𝙛 è riuscita a far passare qualche scatolone giorni fa. Ora anche quel cibo comincia a guastarsi.
𝘼𝙢𝙣𝙚𝙨𝙩𝙮 𝙄𝙣𝙩𝙚𝙧𝙣𝙖𝙩𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡 parla di 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘭𝘰𝘯𝘪 𝘤𝘰𝘰𝘳𝘥𝘪𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘦 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘦𝘨𝘪𝘤𝘰, 𝘳𝘦𝘴𝘰 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘰 𝘚𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘐𝘴𝘳𝘢𝘦𝘭𝘦. Perfino l'ambasciatore americano Mike Huckabee, che nessuno ha mai scambiato per una colomba, ha definito l'assedio 𝘶𝘯 𝘰𝘳𝘳𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘦. Le parole ci sono tutte. Le case restano circondate.
Dodici giorni. Due bambini tra gli assediati.
E una domanda che rimane appesa alla collina: se un esercito arriva per proteggere e finisce per affamare, chi sta assediando chi?
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𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪: 𝘔𝘪𝘥𝘥𝘭𝘦 𝘌𝘢𝘴𝘵 𝘌𝘺𝘦, 𝘈𝘭 𝘑𝘢𝘻𝘦𝘦𝘳𝘢, 𝘋𝘦𝘮𝘰𝘤𝘳𝘢𝘤𝘺 𝘕𝘰𝘸, 𝘛𝘩𝘦 𝘕𝘦𝘸 𝘈𝘳𝘢𝘣, 𝘕𝘗𝘙
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