 |
Qusra: un cortile diventato fronte
di Edoardo Morello
Mercoledì mattina l'esercito israeliano è arrivato per smantellare un avamposto. Tre giorni prima alcuni coloni l'avevano eretto nel cortile di una famiglia palestinese, alla periferia di Qusra, vicino Nablus. Poi si è ritirato. I coloni sono rimasti.
In un video si vede un soldato togliere una tettoia di lamiera. Il resto dell'accampamento resta al suo posto. Poco più in là un uomo pianta un paletto di metallo nella terra, mentre i militari guardano.
Chi c'era dentro quella casa, tra queste due immagini, è rimasto intrappolato. Moglie, figlie piccole, un uomo che si chiama Yusuf.
Non è un episodio isolato e non nasce dal nulla. Dopo il 7 ottobre 2023 lo Stato israeliano ha distribuito migliaia di armi ai coloni e ha ampliato le licenze di porto d'armi civile a decine di insediamenti, anche non autorizzati.
Human Rights Watch parla di un confine ormai sfumato tra milizie di coloni e apparato statale. Non so se le armi usate a Qusra vengano da lì. Lo dico con onestà, perché il mestiere è anche questo: non riempire i vuoti con quello che vorremmo fosse vero.
Ma la cornice regge lo stesso. Uno Stato che arma dei civili per "difendere i confini" e poi si ritrova a guardare, impotente o complice, mentre quei civili occupano il cortile di qualcuno. La differenza tra le due cose si assottiglia ogni giorno di più.
𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪: 𝘏𝘢𝘢𝘳𝘦𝘵𝘻, 𝘏𝘶𝘮𝘢𝘯 𝘙𝘪𝘨𝘩𝘵𝘴 𝘞𝘢𝘵𝘤𝘩, 𝘈𝘊𝘓𝘌𝘋
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|