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Indignazione selettiva
di Emma Buonvino
Ci indigniamo davanti alle ferite visibili. Alle ustioni, alle piaghe, alle malattie che deformano un corpo.
Ma ci sono ferite che fanno ancora più paura: quelle che una società decide di non vedere.
A Gaza un bambino porta sulla pelle i segni di una malattia che nessuno è riuscito a diagnosticare. Le lesioni avanzano sul suo piccolo corpo mentre gli ospedali vengono distrutti, i farmaci scarseggiano e la sopravvivenza quotidiana diventa più urgente della cura.
Eppure la tragedia non finisce lì.
Perché quel bambino non combatte soltanto contro una malattia. Combatte contro la povertà, contro la guerra, contro l'abbandono istituzionale.
Combatte contro un mondo che ha normalizzato la sofferenza dei palestinesi fino a considerarla una condizione naturale.
Quando un popolo viene assediato per anni, quando i suoi ospedali vengono bombardati, quando medici e infermieri lavorano senza mezzi, senza elettricità e senza sicurezza, la malattia smette di essere solo una questione clinica. Diventa una questione politica. Diventa una responsabilità collettiva.
E c'è qualcosa di profondamente osceno nel fatto che un bambino possa essere lasciato senza diagnosi, senza cure e senza prospettive mentre governi e potenze discutono strategie, equilibri e interessi.
La guerra non uccide soltanto con le bombe.
Uccide quando impedisce una visita specialistica. Uccide quando trasforma la speranza in rassegnazione. Uccide quando convince una famiglia che cercare aiuto non serva più. Uccide quando fa sentire una madre sola davanti alla sofferenza di suo figlio.
Ogni bambino dovrebbe avere il diritto di essere guardato con amore, curato con dignità e protetto dalla paura.
A Gaza, invece, troppi bambini stanno imparando una lezione diversa: che il loro dolore può essere ignorato, che la loro vita può valere meno e che il mondo può voltarsi dall'altra parte.
Questa non è una fatalità.
È il risultato di scelte politiche, militari e morali.
E ogni giorno che passa senza che tutto questo finisca, il numero delle ferite invisibili continua ad aumentare.
Sono quelle che non compaiono nelle statistiche.
Ma sono quelle che resteranno aperte più a lungo.
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