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Io voto NO
di
Alessandro Negrini *
Non è una posizione tecnica. È una linea nella coscienza.
Il merito: questa riforma tocca l’equilibrio più fragile di una democrazia — la separazione dei poteri. È lì che vive la libertà: nel fatto che chi governa possa controllare e arrogarsi tutto”, piegare, intimidire chi giudica. Il potere politico deve avere limiti. Deve trovare un argine. E quell’argine è l’indipendenza della magistratura. Se lo indebolisci, non stai riformando: stai spostando il confine.
Il metodo: una riforma così non si blinda, non si forza, non si impone a colpi di maggioranza. Si discute, si ascolta, si dubita. Qui invece c’è fretta. E la fretta, quando riguarda i diritti, non è mai innocente. Perché rivela ciò che muove questa maggioranza: questa Costituzione, che fu scritta proprio per non essere più come loro, viene trattata come se lo dovesse diventare, solo loro, senza aperture alla minoranza, senza discussioni in Parlamento.
Chi la propone: non è un episodio. È un disegno. E’ un tassello che si inserisce in quadro preciso.
Chi propone questa riforma è lo stesso partito che quella Costituzione non l’ha mai sopportata davvero - perché è nata per mettere limiti al potere, non per servirlo. Chi ha votato questa riforma, in modo blindato e non collegiale, è la stessa compagine che ha abolito l’abuso d’ufficio, limitato le intercettazioni nelle indagini e ridotto il potere della Corte dei Conti. E al contempo promuove leggi per punire il dissenso.
E non finisce qui: ci sono già altri disegni di legge pronti, altri tasselli da aggiungere, che aspettano solo un SÌ per passare, come l’abolizione dell’obbligatorietà dell'azione penale. Tasselli di un disegno preciso: distruggere la tanto odiata Costituzione, punire i deboli, e proteggere i forti.
Firmereste una cambiale in bianco a chi ha già dimostrato di voler buttare giù le fondamenta di casa tua, e ora ti chiede di lasciargliele ristrutturare?
La macchina del fango:
Da due settimane, e cioè da quando i sondaggi davano il No in forte recupero se non addirittura davanti, hanno messo in moto la macchina del fango e della menzogna: dalla famiglia nel bosco agli ipotetici stupratori lasciati liberi. Paure per colpire la pancia, paure agitate come bandiere.
Argomenti che nulla hanno a che fare con il merito della riforma, ma che servono a spostare consenso, non a costruire verità.
Senza scrupoli: Sono disposti a tutto. Lo dimostra un deputato di Fratelli d’Italia che, con disarmante tranquillità, invita a usare “il solito clientelismo” per portare voti. Non è una gaffe. E’ una confessione. “Il solito clientelismo”: non è una mela marcia. Ma il sistema dichiarato. Altrimenti in un paese normale, quel deputato sarebbe stato cacciato dal suo partito.
Vi fidate a votare una riforma di – non uno, ma ben sette articoli sulla magistratura, da parte di chi dichiara, di praticare normalmente il voto di scambio?
Loro sono disposti a tutto, e hanno mezzi enormi: sei canali televisivi, sei giornali nazionali, un rumore continuo che prova a diventare verità.
Ogni voto conta. Ogni singola voce. Lo so: le giornate sono corte, i pensieri tanti. Ma questo referendum riguarda tutti noi, quelli senza potere.
Parlate. Convincete. Chiamate. Bussate, se serve. Non lasciate che il silenzio voti al posto vostro.
Avete dei dubbi? Sette articoli. Sette colonne di una casa.
Come sottolinea Rita Guma nel suo articolo “Referendum: due riflessioni fuori dal coro”, se anche un solo punto non ci convince, dobbiamo votare NO.
È come un contratto: se una clausola ti danneggia, non firmi. Non serve conoscere ogni tecnicismo: basta un dubbio serio.
E allora diciamolo senza ipocrisie: oggi la giustizia non è perfetta, non è sempre uguale per tutti. Ma se vince il SÌ, quel doppio binario, quella giustizia a due velocità – scudo per i potenti, ferocia per i cittadini normali - rischia di diventare architettura. Norma. Costituzione.
La democrazia non muore in un colpo solo.
Muore per piccoli cedimenti, per abitudini, per stanchezza.
Muore quando smettiamo di difendere i limiti del potere.
Voterò NO, contro la casta della politica e dei colletti bianchi che vuole sentirsi, e sapersi, intoccabile.
Perché senza limiti al potere politico, non c’è libertà: c’è solo obbedienza.
* Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio
 
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