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05 novembre 2026
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Esito Midterm aumenta preoccupazioni in Israele
di Vitoria Sobral

Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno intensificato le preoccupazioni in Israele riguardo al deterioramento delle relazioni con Washington, mettendo in luce i rischi della scelta del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di allineare strettamente il suo governo al Partito Repubblicano e al presidente statunitense Donald Trump, scrive Isabel Kershner sul New York Times.

I progressi dei Democratici, uniti a una crescente critica nei confronti di Israele da parte di legislatori di entrambi gli schieramenti, hanno sollevato interrogativi sul futuro del sostegno bipartisan al Paese; una situazione resa ancora più complessa dall'incertezza politica che Netanyahu si trova ad affrontare, in seguito a elezioni dall'esito inconcludente e alla prospettiva di un possibile nuovo conflitto con l'Iran.

Kershner riporta le parole dell'ex ambasciatore israeliano in Germania, Jeremy Issacharoff, secondo il quale i risultati elettorali dimostrano perché Israele abbia tradizionalmente cercato di mantenere rapporti bipartisan con Washington.

Netanyahu, tuttavia, ha in gran parte abbandonato questo approccio circa un decennio fa, sostiene Issacharoff, diventando "il primo ministro israeliano più dipendente da un presidente americano".

La giornalista del New York Times scrive che le preoccupazioni si sono acuite dopo che, proprio nel giorno delle elezioni, Trump ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero posto fine, entro la fine dell'anno, agli aiuti militari annuali a Israele, che ammontano a quasi 4 miliardi di dollari.

L'annuncio è giunto nonostante l'attuale accordo sugli aiuti sia in vigore fino al 2028. Intervistato da Fox News, Trump ha descritto la mossa come una scelta politica, intesa a sottrarre al Partito Democratico "un argomento scomodo". Ha inoltre lasciato intendere che Netanyahu fosse favorevole alla decisione, sebbene il primo ministro non abbia rilasciato commenti pubblici in merito.

In precedenza, Netanyahu aveva dichiarato che Israele era ormai "maturo", esprimendo l'intenzione di ridurre gradualmente gli aiuti militari statunitensi nell'arco di un decennio, passando "dagli aiuti a una partnership".

L'annuncio ha comunque scatenato le critiche degli avversari politici. Il leader dell'opposizione Gadi Eisenkot ha affermato che il fatto che l'apparato della difesa sia venuto a conoscenza della decisione tramite i media dimostra come la condotta di Netanyahu rappresenti "un pericolo reale", aggiungendo: "Non ci si può più fidare di lui". Yair Golan ha avvertito che la fine degli aiuti statunitensi danneggerebbe la sicurezza e la qualità della vita in Israele.

L'erosione del sostegno è avvenuta in un contesto di crescenti critiche verso la guerra a Gaza, la catastrofe umanitaria, l'espansione degli insediamenti e la violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata.

Lo stretto rapporto di Netanyahu con Trump non ha inoltre impedito il sorgere di divergenze sulle politiche regionali, tra cui la guerra in Libano e l'accordo di cessate il fuoco con l'Iran raggiunto a giugno. L'ex ministra israeliana Tzipi Livni ha accusato Netanyahu di aver puntato tutto sui Repubblicani, incrinando l'alleanza bipartisan.

Secondo gli analisti, ripristinare i rapporti con l'intero spettro politico statunitense deve diventare una priorità per qualsiasi futuro governo. Gedaliah Afterman, della Reichman University, ha sottolineato che Washington rimarrà il partner strategico più importante per Israele, aggiungendo tuttavia che i risultati ottenuti dai Democratici dovrebbero fungere da campanello d'allarme.

Issacharoff ha sostenuto che il futuro delle relazioni dipenderà sempre più dalla disponibilità di Israele a tenere in considerazione gli interessi degli Stati Uniti e a promuovere il processo di pace.

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