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05 novembre 2026
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CIG: Israele prende di mira i giudici appena nominati dall’ONU
di Gabriella Mira Marq

Di fronte a un’accusa di genocidio a cui deve ancora rispondere, Israele sta cercando di screditare la Corte internazionale di giustizia, prendendo di mira i giudici appena nominati dall’ONU. Quattro dei cinque magistrati sono stati eletti al primo turno, mentre la keniota Phoebe Okowa ha ottenuto 183 voti nell’Assemblea generale, oltre al necessario sostegno del Consiglio di sicurezza.

La procedura è stata trasparente e si è svolta attraverso votazioni separate nei due organi. Ciononostante, l’ambasciatore israeliano Danny Danon ha sostenuto che l’esito sia prova di un “pregiudizio strutturale”, aggiungendo che i profili professionali dei giudici gettano una “pesante ombra” sulla Corte.

Le sue obiezioni nascono dal fatto che i magistrati si sono occupati di diritto internazionale in relazione alla condotta di Israele e, in alcuni casi, l’hanno criticata. Il loro mandato avrà inizio il 6 febbraio 2027 e si concluderà nel febbraio 2036.

Mercoledì, l’Assemblea generale e il Consiglio di sicurezza dell’ONU hanno votato separatamente; per essere eletti, i candidati dovevano ottenere la maggioranza in entrambi gli organi. I candidati prescelti sono:

Mahmoud Daifallah Hmoud (Giordania) Dapo Akande (Regno Unito) François Alabrune (Francia) Phoebe Okowa (Kenya) Rena Lee (Singapore)

Hmoud e Okowa siedono già nel collegio giudicante, avendo coperto dei posti vacanti nel 2025; questa votazione garantisce loro un mandato completo. Akande, Alabrune e Lee sono invece nuovi membri della Corte.

Hmoud è il magistrato che subisce le critiche più aspre da parte di Israele. Già ambasciatore della Giordania presso l’ONU, consulente legale del Ministero degli Esteri e presidente della Commissione del diritto internazionale delle Nazioni Unite (nel 2021), siede alla Corte internazionale di giustizia dal maggio 2025.

Egli ha contribuito a esporre le posizioni della Giordania nel procedimento del 2004 relativo al muro di separazione costruito da Israele, nonché nel procedimento del 2024 riguardante la presenza israeliana in Cisgiordania e nella parte orientale di al-Quds (Gerusalemme). Settimane dopo il 7 ottobre 2023, ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza che "Israele" stava commettendo crimini di guerra e che l'inazione del Consiglio gli consentiva di evitare di doverne rispondere. Con il proseguire della guerra, ha utilizzato termini come "pulizia etnica" e "genocidio".

Okowa, docente alla Queen Mary University di Londra entrato a far parte della Corte nel novembre 2025, ha fatto parte del team legale della Namibia nel procedimento consultivo del febbraio 2024 riguardante le politiche di Israele nei territori palestinesi. Akande, docente a Oxford, ha fornito consulenza al Giappone nello stesso procedimento. Nel luglio 2024, la Corte ha stabilito che la perdurante presenza di Israele in tali territori è illegittima.

Gli altri due membri non hanno trascorsi analoghi in merito a questa questione. Alabrune, ambasciatore di Francia nei Paesi Bassi ed ex consulente giuridico del Ministero degli Esteri, si è occupato di casi relativi alla Convenzione sul genocidio che hanno coinvolto Russia, Ucraina e Myanmar. Lee, ambasciatrice di Singapore per il diritto internazionale, è specializzata in diritto marittimo e arbitrato; ha inoltre presieduto la conferenza che ha portato all'adozione del trattato ONU sulla biodiversità in alto mare. È, tra l'altro, la prima cittadina di Singapore a essere eletta giudice della Corte internazionale di giustizia (CIG).

Il Sudafrica ha avviato la causa nel dicembre 2023, accusando Israele di aver violato la Convenzione sul genocidio nella Striscia di Gaza. Nel corso del 2024, la Corte ha disposto diverse misure provvisorie, senza tuttavia pronunciarsi sull'effettiva commissione di un genocidio. Secondo il calendario stabilito nel maggio 2026, il Sudafrica ha tempo fino a novembre 2027 per presentare la propria replica, mentre Israele ha tempo fino a maggio 2029 per rispondere. I nuovi giudici potrebbero dunque partecipare alle fasi successive del procedimento, inclusa, potenzialmente, la sentenza definitiva.

I giudici della CIG sono tenuti ad agire in piena indipendenza e non rappresentano i propri Paesi d'origine. L'articolo 17 dello Statuto della Corte vieta ai giudici di partecipare a procedimenti in cui abbiano precedentemente operato in qualità di avvocati o consulenti; l'applicabilità di tale norma dipende tuttavia dal caso specifico. I procedimenti consultivi a cui hanno preso parte Okowa e Akande sono distinti dalla causa per genocidio intentata dal Sudafrica: pertanto, la loro elezione non comporta, di per sé, alcuna incompatibilità, né fornisce indicazioni su come potrebbero esprimersi nel merito.

La causa promossa dal Sudafrica accusa Israele di uno dei crimini più gravi previsti dal diritto internazionale; la sentenza finale potrebbe avere ripercussioni sulla posizione giuridica e diplomatica di Israele per molti anni a venire. Secondo i critici, è per questo che Israele contesta la composizione del collegio giudicante prima ancora che la causa sia giunta a sentenza. In base al regolamento della Corte, i giudici devono agire in modo indipendente, non come rappresentanti dei propri paesi d'origine; inoltre, l'articolo 17 vieta a chiunque abbia precedentemente assunto il ruolo di legale in una causa di far parte del collegio che la esamina.

A loro avviso, la questione centrale non è se il lavoro svolto in passato dai giudici possa influenzarli, bensì perché Israele metta in discussione l'integrità della Corte proprio mentre è il suo stesso operato a essere sotto esame. I nuovi giudici resteranno in carica fino al 2036 e, secondo tali critici, la Corte dovrebbe essere messa nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro senza subire pressioni politiche da parte del soggetto sotto processo.

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