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04 novembre 2026
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Si credeva Napoleone
di Rossella Ahmad

Detesto dirlo, ma lo avevo detto.

L'Iran sarà la tomba di Trump e ne segnerà la fine, almeno quella politica, se così si può definire la sciagurata incursione di un grossolano piazzista nella vita pubblica. E avevo aggiunto una considerazione un po' pessimista rispetto alle ipotesi di alternanza a cui tanti si aggrappavano.

Pur nella sua infinita inadeguatezza, rozzezza, cafonaggine e cialtroneria - amplificate da un narcisismo patologico tale da fargli ritenere il mondo il suo personale dominio, di cui disporre a piacere e scioccamente confuso per istrionismo - il primo servitore in pectore del sionismo globale non è che uno degli ingranaggi del sistema che lo ha prodotto. Ed il sistema non è che il risultato di ciò che i Trump ed i Biden producono, in termini materiali e morali, risultato finale di un rapporto osmotico di reciproca sopravvivenza.

Il problema dell'America è l'America stessa ed il suo sistema predatorio.

Plutocrazia capitalista per eccellenza cioè, in cui le decisioni politiche sono influenzate e dirette da individui e gruppi di potere che detengono spropositate quantità di denaro e ricchezza, e che ovviamente utilizzano quell'enorme potere finanziario ed economico per produrre leggi a favore dei possessori del capitale, in pratica di coloro che decidono dei destini individuali e dei popoli.

Non ho sufficiente stima della popolazione di quel paese per ritenere che la fine politica di Trump sia l'anticamera del crollo verticale di un sistema che ha devastato il mondo come nessun altro prima. E l'alternanza democratici/repubblicani - esattamente come quella destra/sinistra a tutte le latitudini d'occidente - è solo uno specchietto per le allodole, utile a legittimare il sistema stesso con l'esercizio fraudolento del voto. Non ho grandi speranze quindi. Eppure ne ho.

Ancora impercettibili, piccoli segni di crepe nell'impalcatura dell'impero cominciano a palesarsi. Se siano preparatori al suo crollo lo dirà il tempo. Per adesso li cogliamo e ne godiamo.

Come sempre accade, le crepe nel sistema sono prodotte da chi non soccombe alla paura. Ogni autoritarismo, e ogni supina accettazione di esso, ha la sua genesi nella paura.

A me sembra che parte della popolazione americana abbia deciso di non soccombere alla paura.

E l'establishment ha già attivato le modalità di auto-conservazione, fidando in un apparato mediatico e manipolativo senza precedenti.

Forze diaboliche sono in agguato, pronte a colpire ovunque per rinfocolare odi, pregiudizi e paure ataviche irrazionali ed impedire la messa in discussione dello status quo, propedeutica al suo inevitabile declino. Per fomentare in ogni anfratto d'Occidente guerre orizzontali che liberino i capitalisti persino dall'onere di premere il grilletto in quello che è forse il momento più delicato della nostra storia collettiva.

"La società non è data per sempre, ma la riproduciamo noi con i nostri comportamenti
E il potere che ti opprime lo produci tu con la tua obbedienza
E il re è re perché tu sei suddito
E se non fosse per i sudditi, Napoleone sarebbe stato solo un matto che si credeva Napoleone".

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