Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
03 novembre 2026
tutti gli speciali

Attentati annunciati
di Edoardo Morello

Lunedì, ore 11.30

Una mail a oltre 270 scuole, la firma dei Pasdaran, un aereo che doveva esplodere e non è esploso. Chi scrive cambia bandiera ogni due settimane: non ne porta nessuna, vende paura.

Lo attiveremo tra un’ora. C’è scritto così, nella mail. A Lonato del Garda i giornali locali lo traducono in un orario: le 11.30. Come una prenotazione dal dentista.

Lunedì 2 novembre la segreteria del comprensivo Ugo da Como apre la posta. Media, elementare Don Milani, materna Wojtyla. Nella mail ci sono un sacchetto di plastica, nitrato d’ammonio, un detonatore a distanza e una promessa per chi resterà vivo: le coltellate. Firma: corpo delle guardie della rivoluzione islamica.

Negli stessi minuti la stessa mail entra al Cossali di Orzinuovi, dall’altra parte della provincia, giù nella Bassa.

La dirigente e il sindaco decidono di chiudere. Escono in più di milletrecento.

Poi parte il rito. Lo conosce chiunque sia passato per una scuola italiana. La campanella fuori orario, le file per due, il cortile, l’appello a voce alta per contare che ci siano tutti. Arrivano i carabinieri. Arrivano i cani. Al Cossali un cane percorre corridoi già vuoti, i ragazzi sono a casa. Non trovano niente, perché non c’è niente.

Nelle prime ore il Giornale di Brescia scrive che è probabilmente il più classico degli scherzi da studenti. È la lettura istintiva di chi conosce la provincia: le bravate, le telefonate anonime, la verifica di matematica da far saltare. Da Lonato però non si vede la lista.

La lista si vede da Roma. Al Tuscolano la mail arriva verso le 10.15 al comprensivo Cagliero, quello della Rodari. La preside, Anna Fucile, evacua cinque plessi. Più di mille bambini, forse duemila, dipende da chi li conta. Esclude i cortili, troppo vicini ai muri. Li porta a Villa Lais, sotto la pioggia, perché nel parco c’è un’agorà dove i maestri possono tenerli insieme. Alle 11 sono tutti fuori.

Alle 11.15 l’ora scade. Non succede niente. Lei apre l’elenco dei destinatari e conta. Duecentosettantuno scuole. Otto sono romane. Non è uno scherzo da studenti. È una lista.

Nella stessa mail c’era un aereo. Un volo Ryanair dalla Lettonia a Roma, da far esplodere in quel momento, per dimostrare che non si trattava di uno scherzo. Nessun aereo è esploso. Era l’unica minaccia della mail che si potesse controllare in tempo reale.

Due settimane prima, lunedì 19 ottobre, la stessa mano o una sua imitatrice aveva scelto un altro vestito. Oggetto: la morte è vicina. Mittente: un indirizzo che imitava il ministero dell’Istruzione dell’Arabia Saudita. Sharia, Allahu Akbar, ancora nitrato d’ammonio. Quel giorno fino a trecento scuole in Irlanda del Nord ricevettero lo stesso messaggio, e altre in Scozia, in Ungheria, in Serbia. La polizia nordirlandese disse che veniva da fuori.

A ottobre saudita, a novembre iraniano. Riad e Teheran si contendono il Golfo da quarant’anni. Nessun militante cambia bandiera in quattordici giorni. Chi lo fa non ne porta nessuna, e sceglie quella che fa più paura in quella stagione. Nel 2026 è l’Iran. L’Unione europea ha messo i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche.

A marzo, nei giorni degli attacchi all’Iran, Roma ha avuto quattro falsi allarmi bomba, uno nel palazzo di via della Scrofa che ospita Fratelli d’Italia. Sempre a marzo le polizie europee sospettavano i Guardiani della rivoluzione di reclutare online esecutori per colpire obiettivi ebraici, coperti da una sigla inventata.

Chi opera davvero cancella il proprio nome. Chi si traveste lo scrive in fondo alla mail.

Nella lila degli Gnawa marocchini, i canti chiamano gli spiriti e i colori li distinguono. Un tessuto non vale l’altro: appartiene a una relazione precisa fra suono, rito e presenza. Qui accade il contrario. La firma non dimostra un’appartenenza: cerca di farcela immaginare.

Il costume è preso dal guardaroba di chi guarda, non di chi scrive.. Il sociologo Stanley Cohen li chiamava diavoli popolari: le figure già pronte su cui una società scarica la paura. Non vanno costruiti. Basta indossarli, e il pubblico recita il resto da solo.

L’Europa conosce questo copione. Nel maggio 2019, durante la maturità, circa settecento scuole polacche ricevettero allarmi bomba; secondo la radio RMF FM, gli investigatori risalirono a server di San Pietroburgo e ad account usati dall’intelligence militare russa. Nel 2023, a pochi giorni dal voto, centodue scuole bulgare, che in Bulgaria sono seggi elettorali, ricevettero minacce firmate da una legione di misantropi, con un indirizzo IP russo.

Nel gennaio 2025 toccò alle scuole ungheresi e slovene, con mail che evocavano il terrorismo islamico; un’inchiesta giornalistica trovò dietro indirizzi usa e getta legati a un servizio di posta in lingua russa. Il costume cambia secondo il pubblico da spaventare. Il sarto, quando lo si trova, parla spesso la stessa lingua.

Per l’Italia non c’è ancora nessuna attribuzione. Indagano Polizia postale e carabinieri. Lo scrivo perché è vero, e perché la domanda che mi gira in testa da stamattina, a chi fa comodo, arriva facilmente con la risposta già in tasca.

C’è la mano, e resta ignota. Poi c’è il raccolto. Domenica, il giorno prima delle mail, qualcuno ha lasciato davanti al Centro islamico di pace di Morbegno, in Valtellina, una testa di maiale e un lenzuolo bianco che diceva ai musulmani di non essere più graditi. Indaga la procura.

Nessun filo lega Morbegno alle scuole. Ma il quotidiano nazionale che lunedì racconta la testa di maiale parla di popolazione esasperata, e ricorda Brescia, la battaglia sulla nuova moschea. Stesso giorno, stessa regione. A volte chi semina e chi raccoglie non si sono mai visti.

Il conto, intanto, è questo. Una casella di posta da una parte. Dall’altra artificieri, unità cinofile, pattuglie, genitori che lasciano il lavoro, una giornata di scuola cancellata in decine di comuni che sui giornali nazionali non finiscono mai: Trasaghis, Codroipo, Fossona, Lavagna, Ceccano. Nessuna preside può permettersi di pensare che sia falso. Lo sa chi scrive.

Lunedì prossimo è il 9 novembre. Alle 8 le segreterie apriranno la posta, come ogni mattina.

VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale