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02 novembre 2026
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Israele: massima allerta
di Mauro W. Giannini

Oggi Israele è al massimo livello di allerta militare, alla vigilia delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, tra i timori di una possibile ripresa del conflitto con l'Iran, secondo quanto riportato dai media israeliani.

Martedì gli statunitensi si recheranno alle urne per le elezioni di metà mandato, che cadono a metà del secondo mandato del presidente repubblicano Donald Trump. In palio ci sono tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35 seggi al Senato e le cariche di governatore in 36 stati, oltre a migliaia di posizioni a livello locale e diverse proposte referendarie.

Trump ha più volte promesso di non lanciare nuovi attacchi contro l'Iran prima delle elezioni di metà mandato, lasciando però intendere che le operazioni militari potrebbero riprendere in seguito; il tutto in un contesto caratterizzato dal costante rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione e dallo stallo degli sforzi diplomatici.

Secondo i media israeliani, il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu ha spinto per nuovi attacchi contro l'Iran, dichiaratamente volti a rovesciarne il governo, sebbene i funzionari israeliani riconoscano che la decisione finale spetta alla Casa Bianca.

Il sito di notizie israeliano Walla ha riferito lunedì che l'esercito rimane in stato di massima allerta, a causa dei timori – condivisi da Stati Uniti e Israele – che l'Iran possa sferrare un attacco a sorpresa, direttamente o tramite gruppi alleati, contro gli interessi americani nella regione o contro Israele.

Il rapporto indica che i servizi di intelligence temono che Teheran possa mettere in atto una provocazione militare su larga scala, capace di influenzare le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

Walla riferisce che, nelle ultime settimane, l'esercito israeliano ha intensificato i preparativi difensivi e offensivi, in coordinamento con il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) e il Pentagono.

Citando funzionari militari israeliani che hanno preferito mantenere l'anonimato, il sito afferma che il coordinamento in materia di sicurezza tra Israele e Stati Uniti ha raggiunto i massimi livelli e che Israele riceverebbe un preavviso qualora Washington decidesse di attaccare l'Iran.

Tuttavia, secondo le valutazioni dell'esercito israeliano, la probabilità di un attacco preventivo statunitense prima delle elezioni di metà mandato rimane bassa: Trump preferirebbe infatti esaurire i negoziati diplomatici e le pressioni prima di ricorrere all'azione militare.

Walla aggiunge che oltre 3.000 soldati statunitensi sono di stanza in Israele, precisando che nell'ultima settimana non è stato registrato alcun incremento insolito nell'arrivo di velivoli militari americani, a differenza di quanto accaduto nei periodi che hanno preceduto precedenti escalation.

Il rapporto conclude osservando che, secondo i funzionari israeliani, Teheran starebbe cercando di guadagnare tempo nei negoziati con Washington, mentre persistono i disaccordi sul programma nucleare iraniano e sui missili balistici.

Le tensioni tra Washington e Teheran persistono da quando, a febbraio, gli Stati Uniti e Israele hanno dato il via a un conflitto contro l'Iran, seguito da un cessate il fuoco ad aprile e da nuovi scontri tra le due parti nel mese di luglio.

Tali sviluppi si inseriscono in un contesto segnato dal timore che Netanyahu possa spingere Washington verso un ulteriore confronto militare con Teheran.

In un articolo pubblicato domenica, l'analista militare del quotidiano *Haaretz*, Amos Harel, ha avvertito che Netanyahu potrebbe ricorrere a un'escalation militare e politica per restare al potere, sfruttando la questione iraniana e le dinamiche legate alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

Harel ha inoltre messo in guardia dai tentativi di Netanyahu di convincere Washington a riprendere le operazioni militari, nonostante egli sia privo di un mandato interno per avviare un nuovo conflitto.

Secondo quanto riferito domenica dal canale televisivo israeliano *Channel 12*, durante una conversazione telefonica Netanyahu avrebbe sollecitato Trump a riprendere le ostilità contro l'Iran dopo le elezioni di metà mandato statunitensi; il presidente americano, tuttavia, avrebbe preferito concedere un'ulteriore opportunità alla diplomazia.

Il livello di allerta elevato coincide, inoltre, con una fase di incertezza politica in Israele, a seguito delle elezioni parlamentari tenutesi la scorsa settimana.

Il blocco guidato da Netanyahu ha ottenuto 53 seggi nella Knesset – che conta complessivamente 120 membri – contro i 48 seggi andati ai partiti di opposizione (guidati dall'ex capo di stato maggiore dell'esercito Gadi Eisenkot) e i 19 seggi conquistati dai partiti arabi. Nessuno schieramento ha raggiunto la soglia dei 61 seggi necessaria per formare un governo, lasciando Israele in una situazione di stallo politico.

I risultati elettorali hanno reso più complessi i tentativi di formare una coalizione di governo, a causa di divergenze tra i partiti di opposizione in merito all'opportunità di cercare il sostegno delle formazioni arabe.

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