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La sacra famiglia
di Vincenzo Canese
Elyas Abu Safiya si è rivolto a Giorgia Meloni facendo leva su un sentimento comprensibile a chiunque: l’amore tra genitori e figli.
Come lei ama sua figlia e desidera vederla ogni giorno, lui sente la mancanza di suo padre.
Apriti cielo! I fascisti in servizio permanente effettivo, si scandalizzano perché un arabo si permette di citare il nome della figlia di Meloni.
Meloni a fini elettorali e di consenso, ha utilizzato per cinque anni la figura strappalacrime di figlia, madre e sorella.
Così tutti abbiamo dovuto sopportare l'ostentazione di casa Meloni, tutti abbiamo dovuto, ob torto collo, ingoiare le foto della 'sora Anna, della piccola Ginevra e dell'arcigna Arianna.
Della famiglia di Giorgia Meloni non mi importa niente, non mi importa dei figli, degli amanti concubini, degli abiatici, delle sorelle, delle madri.
Meloni, consapevole della sua inadeguatezza a ricoprire l'incarico che le è stato assegnato, urla e piange e non c'è nulla di più orribilmente strappalacrime che esporre al pubblico la propria intimità, la propria famiglia.
Dunque, se qualcuno cita la figlia di Meloni, specialmente se musulmano, i fasci littori non si inalberino: nessuno ha chiesto di conoscere Ginevra, è stata Giorgia a presentarcela, a somministrarcela, a esporla al pubblico, come fosse il sangue liquefatto di San Gennaro.
La vista di Giorgia Meloni che scende la scaletta di un Falcon insieme a sua figlia non mi interessa, non mi favorisce la digestione.
Chi è colpa del suo mal, pianga se stesso.
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