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Apartheid resta, nonostante successo elettorale dei palestinesi
di Leandro Leggeri
ISRAELE, IL SUCCESSO ELETTORALE DEI PALESTINESI NON CAMBIA LA STRUTTURA DISCRIMINATORIA DELLO STATO
L'elevata partecipazione dei cittadini palestinesi alle elezioni israeliane del 27 ottobre e la conquista di 19 seggi alla Knesset non modificano le strutture di discriminazione e dominazione che caratterizzano lo Stato israeliano.
È la tesi sostenuta da Ghada Majadli, ricercatrice e dottoranda a Londra, nonché analista politica di Al-Shabaka, in un articolo pubblicato il 30 ottobre su Middle East Eye.
Secondo Majadli, molti palestinesi hanno votato non perché nutrano fiducia nella democrazia israeliana, ma per impedire un nuovo governo guidato da Benjamin Netanyahu insieme a Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich. Il voto rappresenterebbe dunque uno strumento di autodifesa politica, non un riconoscimento della legittimità del sistema.
L'autrice ricorda che la rappresentanza parlamentare palestinese non cancella le leggi discriminatorie, gli espropri, le demolizioni delle abitazioni e le restrizioni ai diritti collettivi.
Inoltre, l'esclusione politica dei palestinesi non riguarda soltanto l'estrema destra: anche Gadi Eisenkot ha escluso la partecipazione del partito arabo Ra'am a un eventuale governo da lui guidato.
Majadli mette quindi in guardia dall'interpretare i risultati elettorali come una vittoria capace di trasformare il sistema israeliano. La possibilità di votare e ottenere rappresentanza parlamentare, sostiene, non contraddice la qualificazione di Israele come regime di apartheid formulata da diverse organizzazioni per i diritti umani.
La sconfitta di Netanyahu potrebbe limitare alcune forme di repressione, ma non eliminerebbe le strutture politiche e istituzionali che subordinano i palestinesi, né porrebbe automaticamente fine alle politiche israeliane a Gaza e in Cisgiordania.
Per Majadli, la questione fondamentale non è quanti seggi possano conquistare i palestinesi alla Knesset, ma quali cambiamenti siano realmente possibili senza una trasformazione dei rapporti di potere e il riconoscimento dei diritti collettivi e dell'autodeterminazione dell'intero popolo palestinese.
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