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31 ottobre 2026
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Il futuro di Ghazal
trad. di Antonella Salamone

Su un lettino dell'ospedale pediatrico al-Rantisi di Gaza, Ghazal Ihab Khader al-Torok giace immobile, con gli occhi chiusi e il suo piccolo corpo coperto.

Un tubicino le attraversa il naso, aiutandola ad alimentarsi e a respirare. Non emette alcun suono e si muove a malapena; nulla lascia intendere che sia ancora consapevole di ciò che accade intorno a lei. L'unico segno di vita è il debole respiro che si alza e si abbassa a ogni inspirazione, sostenuta dai dispositivi medici.

Accanto a lei, come ogni giorno, siede il padre di 45 anni, che osserva attentamente ogni spasmo del suo piccolo corpo e ogni colpo di tosse che minaccia di interrompere il suo fragile respiro. Tiene in mano il cellulare, dove conserva una sua foto a cui torna ogni volta che sente la nostalgia della figlia che era un tempo. Nella foto, Ghazal ha cinque anni, indossa un cappellino bianco e una camicetta rosa ricamata con un gatto. È seduta sulla spiaggia e sorride, con il viso pieno di vita. È l'unica foto che gli è rimasta di lei, di quando era in salute. Il resto delle sue foto d'infanzia è andato perduto insieme alla casa e ai suoi averi a causa dei bombardamenti israeliani e dei ripetuti sfollamenti.

Sette anni separano le due foto. Eppure Ghazal, che ora ha dodici anni, appare più magra e minuta oggi di quando ne aveva cinque. Il 7 novembre 2023, le Forze di Difesa Israeliane (IOF) bombardarono la casa della famiglia al-'Amawi. Una scheggia colpì Ghazal alla testa che fu estratta dalle macerie con ferite gravissime che la lasciarono completamente tetraplegica e incapace di parlare o muoversi. Da allora, soffre di forti spasmi, dolore costante e incontinenza intestinale.

Il bombardamento ha causato anche la morte di sette membri della sua famiglia, tra cui la madre, Maha Khamis Ibrahim al-Torok (38 anni). Il medico curante di Ghazal, il dottor Basem Abu ‘Asi, spiega che la bambina soffre di tetraplegia, di spasmi neurologici ricorrenti e incontrollabili, oltre a incontinenza urinaria e fecale completa. Ghazal è attualmente in cura presso il reparto di neurologia dell'ospedale pediatrico, dove assume diversi farmaci per controllare gli spasmi e alleviare le complicazioni derivanti dalla lesione.

Ha aggiunto che la bambina ha difficoltà a deglutire, il che le ha causato una perdita di peso, oltre a problemi urinari e digestivi. La bambina soffre anche di un'eccessiva secrezione respiratoria, che richiede una pulizia costante. Se il padre non la sorveglia attentamente anche solo per due ore, potrebbe rischiare di morire. Per questo motivo, rimane sveglio e la controlla sempre da vicino. A causa di queste complicazioni, la bambina ha un sistema immunitario indebolito e soffre di febbri persistenti, mentre gli antibiotici si sono rivelati inefficaci nel trattamento della sua condizione.

Oltre ai farmaci, Ghazal ha bisogno di regolari sedute di fisioterapia per gli arti al fine di prevenire la rigidità muscolare causata dalla tetraplegia. Dipende anche da una formula nutrizionale terapeutica, "PediaSure", per compensare la perdita di nutrienti dovuta all'incapacità di deglutire normalmente. Inoltre, necessita di un nebulizzatore per supportare il sistema respiratorio e di bombole di ossigeno per mantenere una respirazione stabile.

Le condizioni di Ghazal si sono aggravate e ha sviluppato infezioni polmonari che l'hanno resa dipendente dalla respirazione assistita e dall'alimentazione tramite sondino nasogastrico. Nel Luglio 2026, e’ stato richiesto il trasferimento all'estero per le cure, poiché e’ diventato impossibile eseguire a Gaza gli interventi chirurgici specialistici che potrebbero potenzialmente ripristinare o stimolare le cellule cerebrali.

Ad oggi, Ghazal è ancora in attesa dell'autorizzazione da parte delle autorità di occupazione israeliane per poter viaggiare e sottoporsi alle cure. Circa 20.000 altri pazienti sono in lista d'attesa, stretti tra la speranza che la porta verso la cura e la sopravvivenza si apra finalmente e il timore che l'attesa si protragga fino a quando non sarà troppo tardi.

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