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Candidati USA che hanno le mani sporche di sangue
di Tamara Gallera
Dodici ex funzionari del governo statunitense, dimessisi in polemica con la politica di Washington su Gaza, esortano i candidati alle presidenziali del 2028 a non conferire incarichi a figure accusate di aver reso possibile il genocidio perpetrato da Israele.
In una dichiarazione, il gruppo "Gaza Resignees" (dimissionari per la questione di Gaza) ha avvertito che alcuni alti esponenti dell'amministrazione Biden starebbero cercando di riabilitare la propria immagine per rientrare nell'apparato governativo.
"Alti funzionari dell'amministrazione Biden, artefici della politica su Gaza, stanno ora attivamente cercando di ripulire la propria reputazione, minimizzando il ruolo avuto nel favorire il genocidio", si legge nel comunicato.
"Hanno violato le leggi statunitensi e il diritto internazionale fornendo armi a Israele, mentre quest'ultimo colpiva in modo indiscriminato e sproporzionato civili e infrastrutture civili, bloccando al contempo arbitrariamente l'assistenza umanitaria destinata a Gaza", prosegue il testo.
L'impegno proposto dal gruppo chiede ai candidati alla presidenza di riconoscere la "complicità" degli Stati Uniti nel genocidio in corso a Gaza e di escludere da qualsiasi incarico politico – passato o futuro – chiunque sia stato "ideatore, leader, difensore o principale fautore" di tale politica.
"A meno di due anni dalla conclusione del loro disastroso mandato, molti di questi stessi funzionari sembrano voler trovare una strada per tornare nei centri del potere", affermano i firmatari.
"La forma più elementare di responsabilità, il minimo sindacale in termini di conseguenze, consiste nell'impedire che coloro che hanno causato danni così gravi, operando ai vertici del nostro governo, possano farvi ritorno".
Secondo il gruppo, "la questione di Gaza è diventata una cartina di tornasole per la credibilità dei politici americani e, in particolare, per la tenuta dei candidati del Partito Democratico".
In un video che accompagna la dichiarazione, gli ex funzionari si alternano nel lanciare il loro appello, mentre scorrono le immagini di figure di spicco dell'amministrazione Biden, accompagnate da riferimenti ai ruoli ricoperti dopo aver lasciato l'incarico governativo.
Nel filmato compaiono l'ex Segretario di Stato Antony Blinken, oggi membro del consiglio di amministrazione del Center for American Progress, e l'ex coordinatore per il Medio Oriente alla Casa Bianca, Brett McGurk, attualmente legato alla società di venture capital Lux Capital e opinionista per la CNN.
Vengono inoltre menzionati l'ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan e l'ex amministratrice dell'USAID Samantha Power, entrambi entrati a far parte della Harvard Kennedy School dopo aver concluso il loro mandato. «Abbiamo visto istituzioni d’élite accogliere questi funzionari», ha affermato Harrison Mann, ex ufficiale dell’esercito e funzionario della Defense Intelligence Agency.
«Abbiamo visto questi funzionari tentare di ripulire la propria reputazione macchiata di sangue», ha dichiarato Josh Paul, ex funzionario del Dipartimento di Stato.
L’ex diplomatica Hala Rharrit ha aggiunto: «e prepararsi a rientrare nei palazzi del potere».
I firmatari hanno prestato servizio presso il Dipartimento di Stato, la Casa Bianca, le forze armate, le agenzie di intelligence e vari dipartimenti civili, prima di rassegnare le dimissioni in polemica con la politica statunitense nei confronti di Gaza.
Oltre a Paul, Rharrit e Mann, tra loro figurano le ex funzionarie del Dipartimento di Stato Annelle Sheline e Stacy Gilbert, l'ex diplomatico Mike Casey, l'ex funzionaria della Casa Bianca Anna Del Castillo e l'ex consulente senior dell'USAID Alexander Smith.
La dichiarazione è stata sottoscritta anche dall'ex maggiore dell'aeronautica militare Riley Livermore, dall'ex capitano di corvetta della Marina Hani Z. Nofal, nonché da Tariq Habash e Lily Greenberg Call, che avevano ricoperto incarichi politici rispettivamente presso il Dipartimento dell'Istruzione e il Dipartimento degli Interni.
Alti funzionari dell'amministrazione Biden hanno riconosciuto le sofferenze dei civili a Gaza, continuando tuttavia a difendere il sostegno militare a Israele in seguito all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
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