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Diritto di sciopero
di Edoardo Morello
ABBASSATE LE ARMI, ALZATE I SALARI. E LASCIATE CHE LA GENTE SCIOPERI
Oggi, 30 ottobre, lavoratori e studenti si mobilitano in decine di città italiane contro il carovita, i salari insufficienti e le politiche di riarmo. Una giornata proclamata dall'Unione Sindacale di Base che si intreccia con la protesta internazionale dei lavoratori portuali contro il traffico di armamenti.
Secondo gli organizzatori, la mobilitazione internazionale coinvolge oltre cento scali in diciassette paesi. Non sono numeri di partecipazione già accertati, ma indicano l'ampiezza della rete sindacale che ha promosso l'iniziativa.
Il governo Meloni continua a considerare l'aumento delle spese militari una necessità strategica. Intanto milioni di persone fanno i conti con affitti, bollette, prezzi alimentari e stipendi che faticano a sostenere il costo della vita. Le risorse pubbliche non sono infinite. E decidere come distribuirle è una scelta politica, non una legge di natura.
Ma alla protesta si aggiunge un'altra questione. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha disposto il differimento dello sciopero in alcuni settori, tra cui il trasporto pubblico locale, dopo l'intervento della Commissione di garanzia. L'USB contesta il provvedimento e ha annunciato di voler mantenere la mobilitazione, assumendosi le conseguenze previste.
La disciplina degli scioperi nei servizi essenziali esiste per tutelare anche i cittadini. Ma ogni limitazione deve essere motivata, proporzionata e non trasformarsi in uno strumento ordinario per neutralizzare il conflitto sociale.
C'è qualcosa di profondamente politico nel vedere lavoratori che chiedono salari dignitosi e studenti che contestano un futuro di precarietà incontrarsi sulla stessa piazza. Stanno ponendo una domanda semplice: perché il riarmo viene presentato come inevitabile mentre il miglioramento delle condizioni di vita deve sempre attendere?
Una democrazia non si misura soltanto dalla possibilità di votare ogni cinque anni. Si misura anche dallo spazio che lascia a chi dissente, protesta e rivendica diritti.
E il diritto di sciopero non è una concessione del governo. È una garanzia costituzionale.
 
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