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30 ottobre 2026
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Le realtà bussa
di Elisa Fontana

Spiace davvero che la nostra beneamata presidente del Consiglio sia delusa dalle piazze odierne, niente vetrine rotte, niente scontri duri, solo un fiume inarrestabile di persone a Genova, a Torino, a Milano, a Napoli, a Livorno, a Brescia, a Bologna, ovunque. Un mare di ragazzi, di lavoratori, di adulti, di mamme con i figli, un mare da nord a sud.

Certo, qualche volenterosa scaramuccia c’è stata da parte dei sempre inafferrabili e ubiqui incappucciati, ma niente che potesse scalfire questa pacifica ma decisa onda umana. E certo, i megafoni governativi non mancheranno di intestarsene il merito, merito delle loro decisioni sempre più illiberali e securitarie, ma temo che il giocattolo si sia ormai incrinato.

Le folle si sono fatte un baffo a tortiglione della vostra postura sbirresca e si sono gioiosamente ma decisamente riversate per le strade. Ed è questa la verità inoppugnabile: le persone invece di impaurirsi si sono riappropriate delle strade, delle piazze, della necessità di manifestare malessere e malcontento.

I padroni delle strade sono stati i manifestanti, con un messaggio chiaro e senza equivoci: siamo qui e non ci fate paura. Non fanno paura nemmeno al sindacato dei trasporti USB che ha respinto in massa la precettazione messa in campo da Salvini e rischiando pesanti sanzioni disciplinari ed economiche. Ma non lo fanno per una sterile sfida al governo, bensì per difendere il diritto di sciopero seriamente messo in forse da questo governo.

L’USB ha vinto un ricorso presentato al Comitato Europeo dei diritti sociali, l’organo del Consiglio europeo che vigila sull’applicazione della Carta sociale europea. In quella sede è stata messa in discussione la legge italiana che regola gli scioperi nei servizi pubblici essenziali e che ha ristretto moltissimo i giorni nei quali si può scioperare, mettendo di fatto in forse il diritto di sciopero dei lavoratori.

Il governo, naturalmente, non ha mai risposto né ai lavoratori, né al Comitato Europeo. Adesso il sindacato USB ha deciso di andare avanti anche a costo di rimetterci personalmente e pesantemente.

Forse la svolta è dovuta proprio a questo atteggiamento del governo, da una parte una totale, dura e inamovibile sordità a qualunque richiesta, a qualunque istanza, a qualunque malessere esternato dalle piazze. Dall’altra l’unica, sterile, persino ridicola risposta del governo è stata quella di moltiplicare i reati, inasprire le pene e usare le forze dell’ordine come unico mezzo forte per dirimere e reprimere le istanze delle piazze.

Ma vorrei notificare a tutti i baldi ministri e alla presidente che se è legittimo, ancorchè certamente non commendevole, da parte loro farsi scudo di inasprimento di pene e di reati e dell’uso disinvolto delle forze dell’ordine, c’è un fattore che sfugge a loro, ma a qualsiasi forza politica dell’orbe terracqueo: la realtà.

Che ci racconta ad esempio che a ottobre l’inflazione è arrivata a +5,4%, che l’ILVA chiude insieme a 11 mila operai e non c’è nessun decreto di Piantedosi o di Salvini che possa cambiare la situazione. Perché, ad esempio, avete avuto 4 anni di tempo per decidere cosa fare con l’ILVA, che si sapeva benissimo che avrebbe dovuto chiudere e avete passato 4 anni a cercare in tutto il globo dei compratori, uno più improbabile dell’altro, senza uno straccio di politica industriale, di idea, di progetto.

Adesso con i lavoratori dell’ILVA cosa farete? Precetterete anche loro? Li metterete dentro se sciopereranno?

Ma non voglio rattristarmi troppo, mi hanno appena consegnato la mia targa personalizzata e a bordo della mia macchina percorrerò felice il Ponte sullo Stretto, dribblando allegra gli autotrasportatori, gli agricoltori, i portuali, gli operai, gli studenti, i pensionati in sciopero. D’altronde non è la specialità sportiva di questo governo da quattro anni?

I problemi? Ma ci penserà chi viene dopo, no?


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