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PALESTINESI ANCORA SOTTO LE MACERIE DI GAZA
di Emma Buonvino
Esiste una tragedia che continua a consumarsi nel silenzio: migliaia di palestinesi sono ancora sepolti sotto le macerie delle loro case.
Uomini, donne, bambini. Persone che avevano un nome, una famiglia, una vita. Persone che qualcuno, da qualche parte, sta ancora aspettando.
Non sono soltanto numeri. Sono esseri umani che non hanno ancora ricevuto nemmeno la possibilità di essere restituiti ai propri cari.
I NUMERI DI UNA TRAGEDIAI NUMERI DI UNA TRAGEDIA IMMENSА
Secondo i dati della Commissione nazionale palestinese per le persone scomparse, aggiornati al 9 ottobre 2026, oltre 10.000 persone risultavano scomparse nella Striscia di Gaza.
Si stima che oltre 8.000 possano essere ancora sotto le macerie.
Tra le persone scomparse documentate figurano migliaia di donne e bambini.
Dietro ogni cifra c'è una vita spezzata. Dietro ogni nome c'è una famiglia che aspetta.
Questi dati sono stime e registrazioni che possono sovrapporsi: non costituiscono un censimento definitivo.
PERCHÉ NON VENGONO RECUPERATI?
Perché mancano mezzi pesanti, escavatori, carburante, attrezzature specializzate e risorse per le analisi forensi.
Perché gli edifici distrutti sono instabili e ogni intervento può mettere in pericolo anche i soccorritori.
Perché l'accesso ad alcune aree è difficile o limitato.
Così, mentre il mondo discute, le famiglie continuano ad aspettare.
E il tempo passa. Le macerie restano. I morti non possono essere sepolti e i familiari non possono nemmeno avere un luogo in cui piangerli.
DICIANNOVE GIORNI? NO. ANNI.
Il recupero dei corpi può richiedere tempi interminabili.
Nell'ottobre 2026, a Gaza City, sono stati sepolti i resti di 105 persone recuperati dal complesso residenziale Al-Taj, colpito nell'ottobre 2023.
Per recuperarli sono serviti 17 giorni di lavoro.
Pensate a ciò che significa per una famiglia attendere anni prima di poter dare una sepoltura ai propri cari.
Anni senza una tomba, senza un addio, senza la certezza di poter ritrovare chi si ama.
LA DIGNITÀ NON FINISCE CON LA MORTE
Il diritto internazionale umanitario impone di rispettare i morti e di trattare i loro resti con dignità. Prevede inoltre obblighi relativi alla ricerca, al recupero e all'identificazione delle persone decedute.
Non è una concessione. Non è un favore.
È una questione di umanità e di rispetto dei diritti delle famiglie.
Nessuno dovrebbe essere costretto a chiedersi per anni dove siano finiti i propri figli, i propri genitori o i propri fratelli.
Nessuno dovrebbe essere cancellato due volte: prima dalla distruzione, poi dall'indifferenza.
NON LASCIAMOLI SCOMPARIRE NEL SILENZIO.
I palestinesi ancora sotto le macerie non sono soltanto vittime di una guerra. Sono persone che aspettano ancora di essere ritrovate, identificate e restituite alle proprie famiglie.
Non possiamo restituire loro la vita. Ma possiamo rifiutarci di lasciare che la loro scomparsa diventi una notizia dimenticata.
Perché anche dopo la morte una persona conserva la propria dignità.
E ogni famiglia ha diritto di sapere che cosa è accaduto ai propri cari e, quando possibile, di poterli seppellire.
NON SONO NUMERI. SONO ESSERI UMANI.
E IL SILENZIO DEL MONDO NON DEVE DIVENTARE LA LORO SECONDA SEPOLTURA.
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