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Applausi
di Piero Graglia
Ma non ha ancora imparato la presidente del Consiglio? In Toscana si dice che quando pesti una deiezione canina conviene non muoverla, altrimenti puzza di più. È esattamente quello che sta facendo Meloni.
Prima lei e tutta la sua claque politica incappano nel capro espiatorio perfetto, Siher mente sopraffina e totale di un ampio disegno eversivo, ipotesi fondata su prove e indizi che subito una parte degli osservatori giudica "debolucci".
Poi, quando la GIP nega la pericolosità sociale di Siher presunta dal PM e dal procuratore sulla base di tali indizi, e ne dispone la scarcerazione, Meloni smuove la deiezione già pestata e si scaglia con toni assolutisti e autoritari contro la giudice che ha preso, lei dice, una decisione vergognosa.
Siher attenderà il processo libero, ma resta la vera e propria falsità detta da Meloni in questo improvvido intervento video: lei afferma che Siher è "accusato di essere il gestore della pagina Telegram 'Movimento 17 ottobre', cioè la pagina che incitava l'organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano".
Ma la pagina è stata creata alle 19,59 del 18 ottobre, cioè quando gli incidenti del weekend a Milano si erano già verificati e sostanzialmente erano terminati.
Neppure la Procura aveva contestato la responsabilità delle violenze a Siher, ma per Meloni (e Salvini, che si pronuncia con toni simili, da valido scudiero) si tratta di un particolare insignificante.
Diffamazione, bella e buona.
Segue il solito attacco ai giudici che prendono decisioni sgradite.
Questa, signore e signori, è la nostra presidente del Consiglio. Applausi.
 
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