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Per uccidere o per salvare
di Gabriella De Boni
Ieri ho visto Naza.
Ho poco da aggiungere, è un film sconvolgente che certifica, ma nulla aggiunge a quello che già sapevamo, purtroppo.
Mi ha sconvolta, ma non stupita.
C'è però un dettaglio che mi ha ulteriormente coinvolta a livello personale.
I soldati israeliani usano un programma per stimare il numero di vittime collaterali (naza, appunto) che provocheranno bombardando l'edificio che hanno nel mirino, del tutto analogo a quello che utilizzo io, nel mio lavoro, per verificare se dentro un edificio sono rispettati i limiti di campo elettromagnetico previsti dalla norma.
Il soldato, nel documentario, faceva schemini a penna per spiegare la logica su cui si basano queste valutazioni: sono gli stessi schemini che faccio io lavorando.
Anch'io uso una mappa digitale in cui sono rappresentati tutti i volumi degli edifici presenti, anch'io devo verificare quanti piani ci sono, e dove possono esserci persone che ci vivono stabilmente o no.
Ma io lo faccio per tutelarle, loro per ucciderle.
Questo è solo un dettaglio, me ne rendo conto, uno zoom insignificante di fronte all'immensità di questa tragedia, ma mi ha agghiacciata.
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