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28 ottobre 2026
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Gruppi dell'informazione criticano postura della UE su Gaza
di Tamara Gallera

Oggi un gruppo composto da 15 testate giornalistiche, associazioni di categoria e organizzazioni per la libertà di stampa ha sollecitato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a migliorare l'accesso dei giornalisti ai documenti pubblici. L'appello giunge mentre è in corso un'indagine, avviata dal Mediatore europeo, in merito al rifiuto della Commissione di rendere pubblici documenti riguardanti la Striscia di Gaza.

In una lettera aperta indirizzata a von der Leyen, le organizzazioni hanno chiesto all'esecutivo UE di intervenire su quella che hanno definito una "crisi silenziosa", la quale ostacola il lavoro dei giornalisti nel reperire informazioni necessarie a esaminare questioni di interesse pubblico.

L'iniziativa segue l'apertura, la scorsa settimana, di un'indagine da parte del Mediatore europeo, Teresa Anjinho, in seguito al reclamo presentato da una testata giornalistica contro il rifiuto della Commissione di divulgare 17 documenti relativi a progetti infrastrutturali nella Striscia di Gaza, finanziati dall'Unione europea.

La testata *EUobserver* aveva richiesto i documenti a febbraio, nell'ambito di un'inchiesta volta a verificare l'entità della distruzione, causata dagli attacchi israeliani, di infrastrutture finanziate dall'UE nel territorio palestinese.

La Commissione ha negato l'accesso al materiale, sostenendo che non vi fosse un interesse pubblico prevalente tale da giustificarne la divulgazione. Un successivo ricorso presentato da *EUobserver* è rimasto senza risposta.

Come primo passo dell'istruttoria, Anjinho ha chiesto alla Commissione di fornire un riscontro entro e non oltre il 4 novembre. Qualora l'esecutivo UE non dovesse offrire una risposta soddisfacente, il Mediatore procederà all'esame diretto dei documenti.

In questo contesto, le 15 organizzazioni hanno esortato la Commissione a impegnarsi per una maggiore trasparenza, denunciando come i giornalisti debbano regolarmente affrontare gravi ritardi nell'ottenimento dei documenti, rifiuti ingiustificati e massicce omissis che rendono il materiale rilasciato sostanzialmente privo di significato. In alcuni casi, hanno affermato, la Commissione non conserva né archivia correttamente documenti cruciali.

Secondo la lettera, tali restrizioni hanno ostacolato il lavoro di inchiesta su questioni di grande interesse pubblico, tra cui le modalità con cui gli Stati membri dell'UE hanno speso miliardi di euro provenienti dai fondi per la ripresa post-COVID e la cooperazione con Israele nella ricerca in campo militare.

«In tutta Europa, il dibattito pubblico ne risente. Notizie che dovrebbero emergere non vengono alla luce. I cittadini non sono messi nelle condizioni di esprimere giudizi politici importanti in momenti cruciali», si legge nel documento.

I firmatari hanno chiesto alla Commissione di revocare il regolamento interno adottato nel dicembre 2024 – che, a loro avviso, ha reso più difficile l'accesso ai documenti – e di garantire la rigorosa applicazione della normativa sull'accesso del pubblico ai documenti dell'UE.

I gruppi hanno inoltre sollecitato un nuovo piano d'azione per migliorare l'accesso dei giornalisti alle informazioni, che includa l'attuazione delle raccomandazioni del Mediatore europeo, il pieno rispetto delle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea e il rafforzamento delle procedure interne per l'archiviazione e la conservazione dei documenti.

«La reputazione della Commissione europea come garante dei valori democratici dell'UE è a rischio. In un'epoca in cui le norme democratiche sono sotto attacco in tutto il mondo, è giunto il momento di difendere tali valori», avverte la lettera.

Tra i firmatari figurano il Committee to Protect Journalists, EUobserver, la Federazione europea dei giornalisti, Follow the Money, Forbidden Stories, la Federazione internazionale dei giornalisti, l'International Press Institute, Investigate Europe e PEN International.

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