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27 ottobre 2026
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Un giudice a Berlino per Siher
di Piero Graglia *

Sono abbastanza schifato da come viene trattata la questione dell'arresto di Youssef Siher in questi giorni.

Ero nella sua commissione di laurea, quando discusse la sua tesi magistrale: "History and Development of Islamic Movements in Morocco, an Exception in the Muslim World". Un argomento del quale non so un tappo, quindi non commento il contenuto (che non ho letto). Ricordo però la persona: tranquilla, manifestamente timida, riservata, quella che oggi verrebbe definita un "nerd"; proprio non ce lo vedo come leader di una protesta di piazza.

Non che me ne intenda molto, per carità, ma il carisma lo senti a pelle emanare da una persona, e nel suo caso non rimasi particolarmente colpito. Oggi la magistratura, con elementi che nessuno ha in mano - né i detrattori né i sostenitori dell'arrestato - lo ferma e ne convalida il fermo con elementi che spero vadano oltre la protesta SCRITTA antisistema.

Perché delle due l'una: o Siher è la mente delle proteste e di una complessa azione sovversiva (e allora dovrebbe essere presente nella fase organizzativa, magmatica, delle proteste stesse con precise e circostanziate responsabilità) oppure è solo un esaltato parolaio che si trova adesso in un tritacarne mediatico che non auguro nemmeno al mio peggior nemico: quello dove molte persone captano notizie e titoli, alcune persone in malafede, e gli imputano non solo eventuali reati (tutti da provare) e varie apologie ma anche finalità eversive; intanto tanti altri hanno già scritto la sentenza dal divano: arabo di origini, istruito, "alieno", quindi doppiamente pericoloso.

Da italiano ed europeo spero, e sottolineo spero, che la magistratura abbia in mano qualcosa di più di qualche chat e di una pagina Instagram, perché altrimenti stiamo messi male parecchio quanto a stato di diritto.

Intanto adesso tocca a una collega, Elisa Giunchi, diventare il parafulmine alternativo di questa shitstorm collettiva. Per avere detto delle ovvietà - e cioè che la persona l'ha conosciuta a suo tempo ricavandone lo stesso giudizio che ho esposto sopra, e che non gli pare un capopopolo - Elisa viene bersagliata da commenti e insulti che smuovono la mia incondizionata solidarietà.

Si sa, siamo tutti "cattivi maestri" per qualcuno, ma con tutta la buona volontà non si può mai predire ciò che faranno le persone che cerchiamo di formare e istruire. Ma venire criticati a casaccio da qualche avvinazzato di social che magari non sa manco come è fatta un'università dall'interno, questo proprio no.

A Elisa darei un paio di consigli: non si va mai a Retequattro neanche su invito, neanche se ti pagano, perché l'obiettivo è quello di fare una informazione di un certo tipo, a tesi preordinata, e la tesi che Elisa Giunchi portava non coincideva con quella della giornalista e dell'altro ospite, Maurizio Molinari.

Secondo consiglio: parlare il meno possibile, perché poi ti tagliano e ti fanno dire anche delle cose fuori contesto. Frasi secche e nette e morta lì. Quanto all'Ateneo che "si dissocia", come scrivono oggi dopo il comunicato della Statale, beh, non sono d'accordo sulla dissociazione. L'Ateneo ha semplicemente scritto ciò che si scrive in questi casi: la professoressa ha espresso una sua opinione che non coinvolge l'Ateneo nel suo complesso, come succede sempre quando gli interventi si collocano in un ambito controverso.

Se l'Ateneo ha prima richiesto l'intervento di Elisa e poi sente il bisogno di prendere le distanze, beh allora bastava un "no comment" dell'ufficio stampa alle domande dei giornalisti, che sarebbero rimasti a cuocere nel brodo dell'incertezza. Come fanno, in questo momento, tutti.

Per il resto, confidiamo nella magistratura, ognuno con la nostra sensibilità e opinioni su come va il mondo. Siamo tutti come quel mugnaio, che sapeva che c'era un giudice a Berlino. Speriamo che leggano oltre i pregiudizi e le polemiche.

* Docente universitario


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