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27 ottobre 2026
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Auto della Digos sui manifestanti a Torino
di Aranka Korosi

A Torino, in Piazza Castello, una Citroën C3 bianca ha attraversato a velocità sostenuta una zona pedonale piena di manifestanti. In mezzo alla folla. Con gente che si scansava per non finire sotto.

Un episodio che, se fosse successo al contrario, avremmo già visto titoli indignati per una settimana.

E invece? Invece l’auto non è stata fermata. Il conducente non è stato identificato sul posto. Il mezzo se n’è andato, scortato dagli agenti. Elegante.

Poi scopriamo il dettaglio che rende il tutto ancora più delizioso: 𝙡’𝙖𝙪𝙩𝙤 𝙚𝙧𝙖 𝙞𝙣 𝙪𝙨𝙤 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝘿𝙄𝙂𝙊𝙎. 𝙈𝙤𝙣𝙩𝙖𝙫𝙖 𝙪𝙣𝙖 𝙩𝙖𝙧𝙜𝙖 “𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙥𝙚𝙧𝙩𝙪𝙧𝙖”, 𝙦𝙪𝙞𝙣𝙙𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙩𝙧𝙖𝙘𝙘𝙞𝙖𝙗𝙞𝙡𝙚 𝙣𝙚𝙞 𝙧𝙚𝙜𝙞𝙨𝙩𝙧𝙞 𝙣𝙤𝙧𝙢𝙖𝙡𝙞.

Che comodità. Praticamente un’auto fantasma, in mezzo a cittadini veri, che rischiavano di farsi male sul serio.

E le domande? Semplici, banali, da democrazia normale:

- 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙞 𝙛𝙖𝙘𝙚𝙫𝙖 𝙪𝙣 𝙢𝙚𝙯𝙯𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝘿𝙄𝙂𝙊𝙎 𝙖 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙫𝙚𝙡𝙤𝙘𝙞𝙩𝙖' 𝙞𝙣 𝙪𝙣𝙖 𝙥𝙞𝙖𝙯𝙯𝙖 𝙥𝙚𝙙𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙜𝙧𝙚𝙢𝙞𝙩𝙖?

-Chi guidava?

-𝘾𝙝𝙞 𝙝𝙖 𝙖𝙪𝙩𝙤𝙧𝙞𝙯𝙯𝙖𝙩𝙤?

-Perché nessuno lo ha fermato?

-E perché, invece di chiarire subito, è stato tutto lasciato scivolare via come se niente fosse?

Perché qui non stiamo parlando di un’auto che ha sbagliato strada. 𝙎𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙥𝙖𝙧𝙡𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙢𝙚𝙯𝙯𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙛𝙤𝙧𝙯𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙤𝙧𝙙𝙞𝙣𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙛𝙧𝙚𝙘𝙘𝙞𝙖 𝙩𝙧𝙖 𝙘𝙝𝙞 𝙢𝙖𝙣𝙞𝙛𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙥𝙖𝙘𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚, 𝙣𝙤𝙣 𝙫𝙞𝙚𝙣𝙚 𝙞𝙙𝙚𝙣𝙩𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤, 𝙚 𝙨𝙚 𝙣𝙚 𝙫𝙖 𝙨𝙘𝙤𝙧𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙫𝙞𝙖. Se questa vi sembra normalità, allora abbiamo un problema serio. E non piccolo.

C’è un’interrogazione parlamentare al Ministero dell’Interno. Bene. Ora però vogliamo risposte vere, non la solita pappetta rassicurante. Vogliamo nomi, responsabilità, spiegazioni. Perché il “nulla di grave” detto a posteriori non cancella il fatto che quella sera, in Piazza Castello, qualcuno ha rischiato grosso.

𝙇𝙖 𝙨𝙞𝙘𝙪𝙧𝙚𝙯𝙯𝙖 𝙙𝙞 𝙘𝙝𝙞 𝙨𝙘𝙚𝙣𝙙𝙚 𝙞𝙣 𝙥𝙞𝙖𝙯𝙯𝙖 𝙙𝙚𝙫𝙚 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙜𝙖𝙧𝙖𝙣𝙩𝙞𝙩𝙖. 𝙎𝙚𝙢𝙥𝙧𝙚!

Se per “ordine pubblico” si mette a rischio l’incolumità dei cittadini, allora non stiamo parlando di ordine pubblico: stiamo parlando di arroganza. E l’arroganza, in una democrazia, si spiega. Non si insabbia.


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