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Le domande non indietreggiano
di Elisa Fontana
E così, dopo la grande paura, il governo è soddisfatto dei risultati ottenuti sabato a Milano, dove i ragazzi delle periferie non si sono visti e le cose sono andate lisce sotto l’occhio benevolo dei parà della Folgore. Il governo ha gonfiato il petto, sottolineando come le misure repressive messe in campo hanno risolto il problema degli assalti degli spregiatissimi maranza e le susseguenti devastazioni.
Naturalmente stiamo parlando di un sogno propagandistico, l’ennesimo di questo stimato governo. Certo i ragazzi delle periferie non si sono visti in giro perché scemi non sono, ma vorrei notificare ai baldi governanti, tutti social e moschetto, che i problemi delle periferie non solo sono tutti lì, ma sono aggravati dalla rabbia di non essere stati nemmeno ascoltati, ma tutti criminalizzati e indicati al pubblico ludibrio.
Non ci vuole la sfera di cristallo per comprendere che la rabbia cova sotto la cenere, che l’emarginazione e i problemi pregressi non sono stati nemmeno scalfiti, che si è sentito solo il tintinnar delle manette e la scoperta del Grande Vecchio in un anonimo free lance.
Ma quello che il governo evita accuratamente di dire è che sabato non era scesa solo Milano in piazza, ma c’era Bologna, c’era Roma, c’era Torino, c’era Firenze, c’erano migliaia di altre piazze in tutta Italia e non dovunque è andata liscia come a Milano, per esempio a Bologna, a Torino, ma anche a Roma. E’ un fiume, nemmeno tanto carsico, che viene fuori, che chiede visibilità ma, soprattutto, ascolto.
Ascolto che questo governo innanzitutto non intende dare per scelta ideologica, ma soprattutto perché non saprebbe assolutamente da dove cominciare. Non fa parte del bagaglio politico di una ideologia che non governa, ma comanda. E se comandi, l’ascolto, il dialogo, la contrattazione non fanno parte del tuo orizzonte politico.
Prova ne sia, ad esempio, fin dal primo giorno di governo il totale, continuo snobbare e ignorare qualsiasi interlocuzione con i sindacati in quanto corpi intermedi, nel voler proprio sottolineare che chi vince comanda, come ha tenuto a precisare l’ottimo Donzelli. E se non si ascoltano i sindacati che sono rappresentanti di milioni di lavoratori, chi può pensare che ci si metta in ascolto dei ragazzi e delle periferie? Del tutto assurdo.
Ma, appunto, il fiume degli scontenti c’è e non solo composto da ragazzini perduti nelle giungle della periferia. E’ composto da tutta la rappresentanza di un popolo. Da studenti ai quali viene negato il diritto allo studio o non assegnando le borse di studio o mettendo gli alloggi nei tanto strombazzati studentati a mille euro al mese, cifra impossibile da sostenere per moltissime famiglie.
E’ composto da lavoratori sfruttati e sottopagati, meglio ancora se in nero, che sono costretti a condividere una casa con altri perché non possono permettersi di pagare un affitto. Sono gli splendidi protagonisti delle trombonate televisive di Bocchino, gli abitatori di quelle meravigliose percentuali tutte con il segno più, talmente più che non possono permettersi niente di niente di quello che spetterebbe ad un essere umano.
E’ composto da quelle famiglie in cui lavora solo il padre, perché la madre ha dovuto rinunciare a lavorare per non lasciare tutto lo stipendio ad asili o baby sitter o lo hanno dovuto lasciare perché c’è un genitore invalido che non può permettersi una RSA perché non c’è posto e una privata perché fuori dalla portata economica. Di aiuto a casa nemmeno a parlarne. E non parliamo poi se c’è un figlio disabile, meglio non parlarne, perché si apre un film dell’orrore.
E’ composto da quell’esercito di pensionati a 500-700 euro al mese che rubano le scatolette di tonno nei supermercati, perché la fame fa perdere anche la dignità.
Ecco, questi per sommi capi sono quelli che sabato sono scesi in piazza. Nessuno pretendeva la risoluzione dei propri problemi, perché se in quattro anni si è fatto finta di nulla la strada è segnata, ma volevano essere almeno ascoltati nel loro grido di disagio. Hanno trovato l’esercito e i Lince schierati. Ma fino a quando potrà durare?
Perché se i cortei possono indietreggiare, le domande non lo fanno mai e il potere politico, chiunque esso sia, dovrebbe saperlo bene.
 
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