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A proposito di maranza, periferie e violenza
di Corrado Poli
Riporto e commento un testo di Sfera Ebbasta, trapper di Cinisello Balsamo, emblematica periferia milanese, figlio di una madre single, che l’ha chiamato Gionata.
Il brano esprime con semplice chiarezza un sentimento di incertezza condiviso dai giovani, che per questo lo ascoltano e corrono ai suoi concerti. I miei commenti (inutili), tra parentesi:
“Qui dove noi tutti siam cresciuti (riferimento all’infanzia in un’anonima periferia con l’idea di ‘tutti’ come massa indifferenziata)
Qui dove abbiamo perso la testa (l’arrivo dell’adolescenza)
La casa che ci manca se si parte (la paura di andarsene e diventare grandi)
Quella che ci uccide se si resta (il soffocamento di stare nella gabbia familiare o del quartiere)
Visiera a becco ci protegge dalla tempesta (la timidezza che ti fa mettere la visiera e il cappuccio)
Quella che abbiamo dentro e invece dentro resta” (la difficoltà di comunicare).
* * *
Sarei preoccupato se mia figlia o mio figlio di 14 anni fosse fan di SFERA EBBASTA e mi chiedesse il permesso di andare ai suoi concerti. Se glielo negassi, troverebbero il modo di andarci lo stesso o di farmela pagare in altro modo.
Quindi glielo accorderei e mi imbottirei di Valium (o mi farei quella canna che non vorrei mai che loro si facessero) in attesa che ritornino sani e salvi all’ora stabilita.
Questa è la triste, difficile e inevitabile condizione del genitore quando i figli sono adolescenti.
Al tempo stesso sarei terrorizzato e mi sentirei un completo fallito se i miei figli adolescenti passassero le giornate ad ascoltare musica classica, a leggere Tolstoi, a suonare il violino e disquisire di filosofia e religione.
Sarebbe una catastrofe se andassero bene a scuola e fossero disinteressati di calcio, di motorini, di ragazze o ragazzi e di stupide feste.
Se infine obbedissero a tutto quel che dico loro e volessero seguire le mie orme e io fossi il loro modello, mi domanderei dove ho sbagliato?
Fino a pochi giorni fa non sapevo nemmeno dell’esistenza di Sfera, ma oggi i miei giovani vicini di casa mi hanno informato. Grazie all’influenza che non mi permette di uscire ho passato qualche ora su Youtube ad ascoltarlo e ho letto i suoi testi.
È bravissimo! Un vero artista e si può capire perché piaccia ai ragazzini. Pur essendo vecchio – ha ventisei anni! (ho scritto questo pezzo otto anni fa, ndr.) – interpreta con passione gli stati d’animo dell’adolescenza, i desideri più normali ma ancora confusi.
La paura di tutto, il senso di inadeguatezza comune a quell’età, la capacità di appassionarsi alla prima stupidaggine proposta. Il piacere della cosa eclatante, l’incapacità di cogliere le sottigliezze della vita.
Sfera non è nemmeno particolarmente arrabbiato né violento. I testi, piuttosto, esprimono un desiderio di riscatto dal solito “Tran tran” (titolo di un suo brano) di periferia: una normalissima aspirazione dei giovani di tutti i tempi e di qualsiasi classe sociale.
E se c’è anche sesso e violenza, è chiaro quanto siano solo verbali, superficiali ed espressi dalla paura propria dell’età. Non è la violenza subdola e reale dei grandi.
Le frasi che alcuni hanno preso per sessiste sulle “donne da scopare” eccetera, sono perfettamente comprese dalle ragazzine. Senza troppi ragionamenti percepiscono che se un ragazzo si esprime in quel modo dimostra tutta la sua timidezza e paura di loro. Per quello non lo temono e piuttosto ridono di lui.
D’altra parte, ci sono ormai “trapper” femmine (Elettra Lamborghini, MYSS KETA) che usano gli stessi linguaggi che fanno inorridire i vecchi, ma lasciano indifferenti i giovani.
A me Sfera piace: non mi vedrete mai a un suo concerto mentre potrete più facilmente incontrarmi ad ascoltare un quartetto di Beethoven. Ma Sfera è bravo e interpreta i sentimenti misteriosi e affascinanti degli adolescenti i quali – beati loro – hanno tempo di sbagliare e maturare purché si permetta loro di commettere quegli errori che fanno crescere.
 
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