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Rivelazioni: AfD ha corteggiato Trump
di Gabriella Mira Marq
Il partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland (AfD) ha cercato sostegno politico e accesso alla cerchia ristretta del presidente statunitense Donald Trump attraverso anni di presentazioni personali, contatti diplomatici e richieste di appoggio su questioni politiche: è quanto emerge da una corrispondenza riservata, visionata dal quotidiano The Guardian.
I documenti offrono uno sguardo dall'interno su come i vertici del partito abbiano tentato di stabilire legami con influenti conservatori americani – tra cui l'ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon – molto tempo prima dei più noti incontri pubblici con esponenti legati all'amministrazione Trump.
Il materiale, che comprende oltre 420.000 e-mail, documenti e dati sul personale, è stato fornito ai giornalisti dall'organizzazione per la trasparenza "Distributed Denial of Secrets". La documentazione copre l'arco temporale che va dalla fondazione del partito, nel 2013, a oggi, sebbene la maggior parte della corrispondenza risalga a un periodo precedente al 2019.
Queste rivelazioni giungono in una fase in cui l'AfD sta guadagnando consenso elettorale, pur rimanendo, di fatto, esclusa da qualsiasi coalizione di governo dagli altri partiti tedeschi. Secondo quanto riportato dal The Guardian, il partito ha ottenuto il 20,8% dei voti alle elezioni federali del febbraio 2025 e, stando ai sondaggi attuali, si attesta intorno al 30% su scala nazionale.
Uno degli esempi più significativi riguarda i tentativi di Alice Weidel di entrare in contatto con Bannon all'inizio del 2018.
A fare da tramite è stato Vincent Harris, la cui società di consulenza digitale con base in Texas aveva collaborato alla campagna elettorale dell'AfD per le elezioni federali del 2017. Quando Harris ha contattato Weidel per discutere di raccolta fondi e del database del partito, lei ha risposto chiedendo di poter entrare in contatto con l'ex stratega di Trump.
«A proposito, hai il numero di cellulare di Steve Bannon? Ho bisogno di incontrarlo».
Harris ha quindi provveduto a metterli in contatto via e-mail, scrivendo a entrambi: «Credo che andrete molto d'accordo e che condividiate una visione e degli ideali comuni».
Lo scambio ha portato a un incontro a Zurigo. Sebbene tale incontro fosse stato reso noto all'epoca, la corrispondenza trapelata rivela l'identità della persona che lo ha favorito e mostra l'entusiasmo che ha accompagnato l'iniziativa.
Più tardi quello stesso mese, il direttore creativo della campagna elettorale del partito, Thor Kunkel, propose di reclutare Bannon per le attività mediatiche. L'archivio non contiene prove che tale suggerimento abbia portato a un incarico.
Nell'agosto 2018, tuttavia, i vertici di AfD presero pubblicamente le distanze da una possibile collaborazione. La corrispondenza interna rivela che l'ufficio stampa del gruppo parlamentare, dopo essersi consultato con la dirigenza, diede istruzioni ai deputati di non rispondere alle richieste di informazioni riguardanti Bannon.
La corrispondenza precedente fornisce il contesto per una serie di contatti più recenti tra rappresentanti di AfD e figure politiche statunitensi di alto livello.
Il vicepresidente JD Vance ha incontrato Weidel durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco nel febbraio 2025. Beatrix von Storch, esponente di spicco di AfD, ha inoltre riferito di aver incontrato Bannon e Donald Trump Jr. in occasione del comizio per la vittoria di Trump a Washington, prima del suo insediamento.
Altri incontri hanno coinvolto funzionari del Dipartimento di Stato, tra cui colloqui con il politico di AfD Markus Frohnmaier.
Sarah B. Rogers, che ha incontrato Frohnmaier nel dicembre 2025, ha difeso il contatto in alcune dichiarazioni al *Guardian*, affermando che il ruolo di Frohnmaier nella politica estera lo rendeva un interlocutore appropriato.
«Per questo motivo, parliamo con lui nella sua veste ufficiale, al fine di comprendere le posizioni di AfD».
Secondo il rapporto, l'agenzia di intelligence interna tedesca monitora AfD in quanto sospetta organizzazione estremista di destra, mentre cinque sezioni regionali sono state classificate dalle autorità statali come estremiste accertate.
I tentativi del partito di ottenere sostegno americano erano già evidenti subito dopo la prima vittoria elettorale di Trump.
Dagli scambi interni emerge che i vertici del partito discutevano su come presentare AfD come un partner disponibile, in un momento in cui i politici tedeschi di lungo corso esprimevano preoccupazione per l'elezione di Trump.
In occasione del suo insediamento nel gennaio 2017, i leader del partito approvarono un messaggio che univa le congratulazioni a una richiesta di aiuto per eliminare le disposizioni della Carta delle Nazioni Unite relative agli «Stati nemici».
Tali disposizioni risalgono all'indomani della Seconda guerra mondiale. Nel 1995, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite le ha dichiarate obsolete e, in seguito, il servizio di ricerca del Bundestag ha rilevato che, secondo gli esperti di diritto internazionale, esse sono prive di qualsiasi rilevanza pratica. Ciononostante, la loro rimozione è diventata una richiesta ricorrente dell'AfD.
La proposta ha sollevato obiezioni all'interno del partito. Il membro del direttivo Georg Pazderski ha sostenuto che inserire una richiesta politica in un messaggio di saluto iniziale fosse inappropriato.
«Non si fanno cose del genere in una lettera di congratulazioni. Sembra una richiesta di elemosina».
Il messaggio finale ha mantenuto l'appello, invitando Trump a considerare l'AfD «come un alleato naturale al vostro fianco, poiché siamo l'unico partito tedesco che si oppone chiaramente alle politiche errate della cancelliera Merkel».
Altre e-mail rivelano tentativi di ottenere accesso a contesti diplomatici e mediatici, senza tuttavia chiarire se tali iniziative abbiano avuto successo.
Nel maggio 2019, l’ufficio parlamentare di Frohnmaier ha contattato Daniel Pipes, fondatore del Middle East Forum, per chiedere assistenza nell’organizzare un incontro presso l’ambasciata statunitense a Berlino.
Pipes ha dichiarato al Guardian: «Ho ricevuto quella richiesta. Non l’ho inoltrata a nessuno presso l’ambasciata statunitense a Berlino».
Nell’archivio non figurano né una risposta alla richiesta iniziale, né prove che un incontro abbia avuto luogo. Analogamente, non vi è traccia di un esito positivo per un altro tentativo, sempre da parte dell’ufficio di Frohnmaier, di ottenere un’intervista con Breitbart.
In merito a quanto emerso, Frohnmaier ha affermato di non essere stato in grado di verificare autonomamente l’autenticità o la completezza della corrispondenza, descrivendo i contatti come una normale attività politica.
«I contatti a cui fate riferimento vanno inquadrati nel contesto della consueta coltivazione di relazioni politiche internazionali».
L’AfD ha reso noto che, verso la fine di settembre, il fornitore di servizi di hosting di cui si avvale ha subito un attacco informatico; il partito sostiene che sia stato copiato solo un numero limitato di caselle di posta, la maggior parte delle quali risultava inattiva da anni. Ciononostante, fonti interne al partito – citate dall’agenzia di stampa tedesca dpa – hanno indicato che il materiale pubblicato appare autentico.
 
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