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Nei porti macerie da Gaza
di Gabriella De Boni
C'è qualcosa di più aberrante?
Non solo armi passano per i nostri porti, ma anche rottami presumibilmente provenienti da Gaza (ma ovviamente è molto difficile risalire alla loro origine) su cui si può ulteriormente lucrare (sono ovviamente coinvolte anche ditte statunitensi).
Le città italiane maggiormente coinvolte sono Cremona, Padova, Venezia e Brindisi.
Un incendio ad un terminale del porto di Marghera dello scorso luglio ha coinvolto cumuli di detriti appena scaricati e provenienti da Haifa.
Ma non solo.
In questo modo vengono irrimediabilmente distrutti i resti umani, e di conseguenza le possibili future prove del genocidio.
Devo ricredermi: l'inferno esiste, ed è qui sulla terra.
Riporto alcuni brani, ma consiglio la lettura completa.
"In Israele il materiale entra nella catena di approvvigionamento di grandi aziende o fonderie triturato, selezionato o accorpato ai rottami domestici israeliani. A questo punto c’è il concreto rischio che la reale origine venga omessa, così come avviene per altri prodotti delle colonie illegali o dei territori occupati."
"Secondo gli esperti internazionali interpellati da Euro-Med human rights monitor, “l’impiego di macchinari pesanti senza una precedente analisi forense rischia di schiacciare, disperdere e separare permanentemente i resti umani dai documenti identificativi e dagli effetti personali, rendendo estremamente difficile o addirittura impossibile una futura identificazione […]. La rimozione o lo sfruttamento commerciale delle macerie di Gaza senza il consenso dei loro proprietari è un atto di saccheggio ai sensi del diritto internazionale umanitario, compreso l’articolo 33 della Quarta convenzione di Ginevra e lo l’articolo 70(1)(c) dello Statuto di Roma, che considera reato la distruzione intenzionale di prove o l’interferenza con la loro raccolta”."
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