 |
CPI fra i finalisti del Premio Sakharov
di Marilina Mazzaferro
Il Parlamento europeo ha inserito la Corte penale internazionale (CPI) nella rosa dei candidati per il Premio Sakharov, il massimo riconoscimento dell’Unione europea per i diritti umani; una scelta che, secondo i sostenitori, rappresenta un sostegno all’ordine internazionale basato su regole, in un momento in cui la Corte è sottoposta a crescenti pressioni.
La lista dei candidati, resa nota lunedì, comprende la CPI – con sede nei Paesi Bassi –, il leader dell’opposizione tanzaniana Tundu Lissu e le sorelle iraniane Taraneh e Romina Rahimi. Il vincitore del premio, istituito nel 1988, dovrebbe essere annunciato questa settimana, in vista della cerimonia prevista per dicembre.
La candidatura giunge in una fase in cui gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la CPI, l’organo che persegue i responsabili di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.
Le sanzioni statunitensi alimentano le tensioni sulla CPI
L’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di voler smantellare la Corte, in seguito alla decisione di quest’ultima di emettere un mandato d’arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per crimini di guerra nella Striscia di Gaza.
Tale iniziativa ha inasprito le tensioni tra Washington e la Corte, mentre la candidatura avanzata dal Parlamento europeo segna un sostegno alla CPI proprio nel mezzo delle pressioni esercitate dagli Stati Uniti.
Yannis Maniatis, eurodeputato del gruppo dei Socialisti e Democratici, ha ribadito il sostegno alla “Corte penale internazionale e ai suoi funzionari”, sottolineando l’impegno a “proteggere il suo operato”.
Ha inoltre aggiunto che “tutelare i principi internazionali è fondamentale per difendere i valori e la democrazia”.
Anche l’eurodeputato irlandese Barry Andrews ha sottolineato l’importanza di sostenere chi difende i diritti umani, affermando: “In un contesto globale sempre più teso, il sostegno dei membri del Parlamento europeo a queste persone, nella loro battaglia, non è mai stato così complesso né così importante”.
La candidatura giunge in seguito all'assegnazione, questo mese, del Premio Nobel per la pace all'ex giudice della Corte penale internazionale (CPI) Navi Pillay, che ha ricoperto anche l'incarico di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Trump ha definito tale decisione "vergognosa", sostenendo che il premio avrebbe dovuto essere conferito a lui.
L'inclusione della CPI nella rosa dei finalisti per il Premio Sakharov avviene in una fase in cui la Corte è oggetto di sanzioni e pressioni politiche a causa del proprio operato, mettendo in luce le divisioni esistenti in merito alla giustizia internazionale e alla responsabilità penale.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|