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GB: Verdi, il sionismo è razzismo
di Leandro Leggeri
I VERDI BRITANNICI RIAPRONO IL DIBATTITO SULLE ORIGINI DELLO STATO DI ISRAELE
Il Partito Verde di Inghilterra e Galles ha adottato il 4 ottobre una mozione intitolata «Zionism is Racism» («Il sionismo è razzismo»), suscitando immediate proteste da parte delle organizzazioni filoisraeliane, che hanno accusato il partito di antisemitismo. La decisione ha tuttavia riaperto una discussione che attraversa da decenni il dibattito politico e accademico internazionale: il rapporto tra sionismo, colonialismo e diritti del popolo palestinese.
In un articolo pubblicato il 19 ottobre su Middle East Eye, Joseph Massad, professore di storia intellettuale e politica araba moderna alla Columbia University, sostiene che definire il sionismo un'ideologia razzista non rappresenti una provocazione, ma una conclusione fondata sulla storia del movimento.
Massad ricorda che già nel 1975 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite aveva approvato la risoluzione 3379, che qualificava il sionismo come una forma di razzismo e discriminazione razziale. La risoluzione venne successivamente revocata nel 1991, nel quadro dei nuovi equilibri internazionali seguiti alla fine della Guerra fredda.
L'argomentazione dello studioso si concentra soprattutto sulle origini del movimento sionista. Massad richiama gli scritti di Theodor Herzl, nei quali si prospettava il trasferimento della popolazione araba indigente fuori dalla Palestina, e le dichiarazioni di Chaim Weizmann, che negli anni Trenta subordinava le aspirazioni nazionali palestinesi al progetto di insediamento ebraico. Cita inoltre David Ben-Gurion, che nel 1938 espresse il proprio sostegno al trasferimento forzato della popolazione araba.
Secondo Massad, questi documenti dimostrerebbero che l'espropriazione territoriale e la subordinazione politica dei palestinesi non furono semplici conseguenze accidentali della nascita di Israele, ma elementi presenti nel progetto sionista fin dalle sue origini.
L'articolo affronta anche le divergenze interne al fronte critico verso Israele. Massad contesta le riserve espresse da intellettuali come Noam Chomsky e Norman Finkelstein, secondo i quali sarebbe più rigoroso denunciare le politiche discriminatorie dello Stato israeliano piuttosto che attribuire un carattere razzista al sionismo nel suo complesso.
La questione rimane controversa anche perché il sionismo comprende storicamente correnti differenti e viene interpretato dai suoi sostenitori come un movimento di autodeterminazione nazionale ebraica. Per Massad, tuttavia, questa interpretazione non può cancellare la negazione dell'autodeterminazione palestinese né le pratiche di colonizzazione che hanno accompagnato la costruzione dello Stato israeliano.
La mozione dei Verdi britannici assume così un significato che supera la politica interna del Regno Unito: riporta al centro del confronto internazionale una domanda fondamentale, ossia se un progetto nazionale possa essere considerato una forma di liberazione quando la sua realizzazione comporta la subordinazione politica e l'espulsione di un'altra popolazione.
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