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Chi è la giornalista aggredita dai coloni
di Tamara Gallera
Heidi Levine, fotografa del Washington Post aggredita da israeliani, è stata ricoverata presso l’ospedale Beilinson con le dita schiacciate, quattro vertebre fratturate e diverse costole rotte. Il volto tumefatto testimonia che è sopravvissuta miracolosamente a un tentato omicidio per mano di terroristi ebrei.
Levine ha dedicato la sua carriera a documentare il costo umano della guerra, accendendo i riflettori sulle persone più vulnerabili – in particolare le donne – di ogni religione e nazionalità, venendo premiata per questo.
Era lì per testimoniare, come ha fatto innumerevoli volte in ogni parte del mondo. E, per evitarvi la fatica di chiederlo, aggiungo che sì, ha documentato con precisione l'immediato seguito delle atrocità del 7 ottobre in Israele. Il suo cuore è abbastanza grande per questo.
Heidi è stata inizialmente trasportata in un ospedale palestinese. Nessuna autorità governativa o militare si è occupata del suo trasferimento in una struttura in Israele; la questione è stata gestita interamente dai suoi colleghi.
Nessun ente governativo – incluso l’Ufficio Stampa del Governo – è andato a farle visita. La polizia ha inviato un rappresentante solo per comunicarle che raccoglieranno la sua testimonianza non appena avranno trovato un traduttore di lingua inglese…
Ecco un estratto da una dichiarazione diffusa dall'ufficio di Netanyahu: "I fatti relativi allo scontro nei pressi di Abu Falah, durante il quale la fotoreporter del Washington Post Heidi Levine sarebbe stata aggredita, rimangono poco chiari e sono oggetto di indagine".
Non c'è nulla di poco chiaro in tutto ciò, incluso il motivo per cui Netanyahu ha deciso di rilasciare una dichiarazione del genere.
I terroristi che hanno aggredito Heidi sono scesi dall’avamposto illegale vicino a Turmus Ayya, un luogo ben noto all’esercito.
I politici del cosiddetto "blocco del cambiamento", che pur condannano la violenza dei coloni estremisti continuano però a esaltare il progetto degli insediamenti e degli avamposti agricoli, scelgono di chiudere gli occhi davanti a ciò che accade nei territori.
Fra le persone che hanno fatto visita a Levine vi sono Rabbi Gilad Kariv e Yair Golan, generale e politico israeliano, presidente del partito I Democratici che sfida Netanyahu alle elezioni del 27 ottobre.
Solo il partito dei Democratici - che fra l'altro ha un pari numero di candidati uomini e donne - afferma ciò che è chiaro ed evidente al mondo: gli avamposti illegali devono essere sgomberati.
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