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19 ottobre 2026
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Fondazione Hind Rajab: processare i medici torturatori
di Gabriella Mira Marq

La Hind Rajab Foundation (HRF) ha presentato una comunicazione, ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto di Roma, al Procuratore della Corte penale internazionale (CPI), chiedendo l'apertura di un'indagine sul coinvolgimento di funzionari dei Ministeri israeliani della Salute e della Difesa, dell'Associazione Medica Israeliana (IMA), di professionisti del settore sanitario e di amministratori ospedalieri nella morte, nella tortura e nel maltrattamento di detenuti palestinesi reclusi nel centro di detenzione di Sde Teiman a partire dal 7 ottobre 2023.

Secondo quanto sostenuto nel documento, le condotte ivi documentate costituiscono crimini di guerra, crimini contro l'umanità e atti di genocidio ai sensi dello Statuto di Roma.

La HRF ha scelto di presentare tale comunicazione in concomitanza con l'Assemblea Generale dell'Associazione Medica Mondiale (WMA), che si teneva a Rotterdam, nei Paesi Bassi, dal 7 al 10 ottobre 2026.

L'Associazione Medica Israeliana (IMA) rappresenta oltre il 90% dei medici in Israele – inclusi quelli assegnati alla struttura di Sde Teiman – ed è un membro fondatore della WMA. I vertici dell'IMA ricoprono inoltre incarichi all'interno degli organi direttivi della WMA: il presidente dell'IMA, professor Zion Hagay, presiede il Comitato per gli Affari Socio-Medici, mentre l'amministratore delegato dell'IMA, l'avvocato Leah Wapner, ricopre diversi ruoli consultivi, facendo parte, tra gli altri, del Comitato per le Finanze e la Pianificazione, del Comitato per gli Affari Socio-Medici e del Comitato per l'Etica Medica.

L'Assemblea Generale della WMA si riunisce per discutere di etica medica, mentre membri dell'IMA – organizzazione che ha fornito una copertura istituzionale alla tortura e agli abusi in ambito sanitario ai danni dei detenuti palestinesi – siedono tra i delegati, restando impuniti. L'incontro avviene inoltre in un contesto di crescente pressione sulla WMA affinché intervenga: oltre 1.300 professionisti e organizzazioni del settore sanitario hanno infatti chiesto alla WMA di sospendere l'IMA, attraverso una petizione pubblicata su The Lancet nel giugno 2026.

Dall'ottobre 2023, Sde Teiman, una base militare nel deserto del Negev, è stata utilizzata per detenere migliaia di palestinesi provenienti da Gaza; la maggior parte di loro erano civili, tra cui uomini, donne, bambini, anziani, giornalisti, nonché operatori sanitari e umanitari. I detenuti sono stati trattenuti sotto la definizione, creata ad hoc, di "combattenti illegittimi" – una finzione giuridica utilizzata per privare le persone detenute delle tutele legali fondamentali, consentendone la detenzione senza accuse né processo.

Poco più di una settimana dopo il 7 ottobre 2023, il Ministero della Salute israeliano ha istituito una struttura medica all'interno del complesso di detenzione di Sde Teiman. Quella che inizialmente era una tenda medica è stata ampliata fino a diventare un ospedale da campo, costituito da tende dotate di un numero di posti letto variabile tra otto e venti ciascuna; la struttura è stata realizzata, senza alcuna gara d'appalto, dalla K.L.P. Global Ltd., un'azienda privata israeliana che esporta anche sistemi di "difesa".

Sebbene l'ospedale da campo operasse all'interno di un complesso di detenzione militare, esso è rimasto sotto l'egida del Ministero della Salute israeliano. Tuttavia, al personale medico – che includeva medici civili richiamati in servizio come riservisti, oltre a volontari – è stato richiesto di firmare documenti che li ponevano sotto l'autorità della Polizia militare israeliana, anziché sotto quella del Corpo sanitario.

Il 19 dicembre 2023, il Ministero della Salute israeliano ha emanato una direttiva che ha formalmente integrato la struttura sanitaria nel sistema di tortura e abusi di Sde Teiman, imponendo le seguenti disposizioni:
L'obbligo per il personale sanitario di curare i detenuti mentre questi sono ammanettati e bendati;
Il divieto per il personale di identificarsi per nome, con l'imposizione di firmare le cartelle cliniche utilizzando esclusivamente la propria qualifica professionale (tale prassi occulta la responsabilità medica individuale e impedisce che le lesioni subite durante la detenzione vengano documentate in una cartella clinica trasparente e soggetta a eventuale controllo legale);
La limitazione dei trasferimenti presso ospedali civili ai soli casi che presentano un pericolo imminente per la vita o il rischio di disabilità irreversibili;
e, L'autorizzazione a effettuare trattamenti medici forzati, privi di qualsiasi garanzia o tutela.

Medici, infermieri e paramedici che hanno prestato servizio nell'ospedale da campo, insieme ad alcuni ex detenuti, hanno documentato gli abusi perpetrati all'interno di questo sistema.

Nell'aprile 2024, un medico che ha lavorato a Sde Teiman ha scritto al Procuratore Generale di Israele e ai Ministri della Difesa e della Salute, riferendo che, nel giro di una sola settimana, due detenuti hanno subito l'amputazione di una gamba a causa di lesioni provocate dall'uso di catene – una pratica che il medico ha descritto come abituale.

Alcuni operatori sanitari hanno inoltre riferito all'Associated Press di aver assistito a interventi chirurgici eseguiti senza un'adeguata gestione del dolore; tra questi, il caso di un detenuto anziano, sottoposto a un'operazione a una gamba mentre "urlava e tremava". Altre testimonianze descrivono detenuti costretti a indossare pannolini, legati per tutti e quattro gli arti ai letti ospedalieri e tenuti con gli occhi bendati. Al novembre 2025, almeno 29 detenuti erano deceduti a Sde Teiman a causa di violenze fisiche, negligenza medica, o entrambe le cose.

Il documento dedica un capitolo specifico al ruolo dell’Associazione Medica Israeliana (IMA) nel legittimare gli abusi e la tortura perpetrati a Sde Teiman. La risposta dell’IMA alle accuse di complicità da parte del personale medico si è limitata a generici richiami agli obblighi etici dei medici; nel frattempo, gli esiti di una valutazione etica interna, condotta dal Ministero della Salute in seguito a una visita a Sde Teiman, non sono mai stati resi noti.

Anziché indagare sulle accuse, i vertici dell’IMA hanno difeso pubblicamente l’assistenza medica fornita a Sde Teiman. Il 24 aprile 2024, il presidente dell’IMA, professor Zion Hagay, il presidente del Comitato Etico dell’IMA, dottor Yossi Walfisch, e Malke Borow, della divisione Legale e Politiche dell’IMA, hanno pubblicato una lettera sulla rivista *The American Journal of Bioethics*, sostenendo che i detenuti a Sde Teiman stessero “ricevendo un’assistenza medica adeguata”. Nella lettera, i detenuti palestinesi – che non sono stati né processati né condannati – venivano definiti “terroristi di Hamas”; a sostegno di tale tesi, veniva citata esplicitamente la visita effettuata a Sde Teiman dallo stesso Walfisch:

“Uno di noi [Walfisch] ha visitato la struttura medica delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) come parte di una delegazione di esperti in etica medica e professionisti del settore, e può attestare che i prigionieri ivi detenuti ricevono un’assistenza medica adeguata, nel rispetto delle precauzioni necessarie a garantire la sicurezza del personale sanitario”. Le rassicurazioni contenute nella lettera sono in palese contraddizione con gli standard ribaditi dal Comitato Etico dell’IMA nel settembre 2023, che ha chiarito come l’uso di mezzi di contenzione durante i trattamenti medici sia vietato – specificando, in particolare, il divieto di legare gli arti tra loro, utilizzare fascette di plastica o bendare gli occhi dei pazienti.

L’IMA non ha avviato alcun procedimento disciplinare nei confronti dei propri membri coinvolti in condotte che violano il codice etico dell’associazione. Al contrario, i suoi vertici hanno sfruttato una rivista internazionale di bioetica per sottrarsi alle proprie responsabilità e occultare pratiche che medici israeliani, informatori, ex detenuti e investigatori delle Nazioni Unite hanno documentato come torture e abusi in ambito medico.

L'istanza presentata ai sensi dell'articolo 15 chiede al Procuratore della Corte penale internazionale (CPI) di indagare su una catena di responsabilità che si estende dagli alti funzionari politici – ideatori della politica in questione – e da coloro che hanno impartito direttive vincolanti, fino ai comandanti militari, al personale medico e agli ordini professionali che hanno attuato o legittimato tale sistema. Tra i soggetti indicati nella comunicazione figurano, tra gli altri, gli ex Ministri della Salute Moshe Arbel e Uriel Buso, il Presidente dell'Associazione Medica Israeliana (IMA) Professor Zion Hagay, l'Amministratore Delegato dell'IMA Avv. Leah Wapner e il Presidente del Comitato Etico dell'IMA, Dott. Yosef Walfisch.

Dyab Abou Jahjah, Direttore Generale di HRF, ha dichiarato: «Questa settimana, l'establishment medico israeliano siede all'Assemblea Generale dell'Associazione Medica Mondiale (WMA) a Rotterdam, come se nulla fosse accaduto. La stessa associazione che ha definito la tortura dei detenuti palestinesi "assistenza medica appropriata" siede ora tra i delegati che discutono di etica medica. I medici israeliani hanno abbandonato la propria neutralità accettando di curare pazienti incatenati e di cancellare le tracce di quanto era stato loro inflitto. La WMA deve spiegare perché un'organizzazione che ha fornito una copertura istituzionale alla tortura sia ancora benvenuta al proprio tavolo».

Natacha Bracq, Responsabile del contenzioso presso HRF, ha affermato: «Le prove dimostrano che il coinvolgimento del personale medico nella tortura e negli abusi presso Sde Teiman è stato di natura strutturale. Il Ministero della Salute israeliano ha allestito l'ospedale da campo e dettato le condizioni dei trattamenti medici; i medici hanno operato sotto l'autorità della Polizia Militare anziché del Corpo Sanitario, mentre un'associazione professionale ha fornito una copertura etica. Il sistema sanitario ha mantenuto in vita i detenuti affinché potessero subire ulteriori torture e interrogatori, assicurandosi al contempo che le lesioni riportate non fossero rintracciabili attraverso le cartelle cliniche. L'istanza presentata da HRF ai sensi dell'articolo 15 sollecita il Procuratore della CPI a indagare su questo sistema per ciò che è realmente: una catena di complicità nella tortura che coinvolge figure che vanno dai ministri del governo ai medici in attività».

Anche la WMA e le associazioni mediche nazionali sono state informate e hanno ricevuto copia della comunicazione presentata da HRF ai sensi dell'articolo 15.

HRF sta preparando dei dossier su professionisti del settore medico israeliani, in possesso di doppia cittadinanza, che hanno preso parte direttamente al genocidio perpetrato da Israele a Gaza e sottoporrà ogni singolo caso all'attenzione delle procure nazionali in ciascuna delle giurisdizioni di cui tali individui sono cittadini.

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