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19 ottobre 2026
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Per 61 economisti i coloni i coloni danneggiano l'economia
di Leandro Leggeri

L'espansione degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata e l'aumento delle violenze dei coloni contro la popolazione palestinese rischiano di provocare conseguenze economiche sempre più gravi per Israele. A lanciare l'allarme sono 61 autorevoli economisti israeliani, che hanno sottoscritto una lettera pubblicata domenica 18 ottobre, ripresa dal quotidiano The Jerusalem Post.

Secondo i firmatari, la prosecuzione della colonizzazione e l'incapacità delle autorità israeliane di contrastare quella che definiscono esplicitamente «violenza e terrorismo ebraico contro i palestinesi» stanno aggravando l'isolamento diplomatico del Paese, favorendo l'adozione di sanzioni internazionali e producendo costi destinati a ricadere sull'intera popolazione israeliana.

Gli economisti avvertono che i danni potrebbero aumentare di diversi ordini di grandezza qualora le misure restrittive, attualmente adottate da un numero limitato di Stati, venissero estese a una parte significativa dell'Europa e colpissero non soltanto gli insediamenti, ma l'economia israeliana nel suo complesso.

Nella lettera si fa riferimento a circa 100 misure sanzionatorie adottate da oltre 50 Paesi, comprese restrizioni finanziarie e limitazioni alle transazioni nel settore degli armamenti. Particolare preoccupazione suscita inoltre l'ampliamento della banca dati delle Nazioni Unite sulle imprese coinvolte nelle attività economiche legate agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.

Secondo i firmatari, l'elenco comprende ormai 214 aziende di 11 Paesi, in maggioranza israeliane, tra cui tutti gli istituti bancari israeliani e il gruppo alimentare Tnuva. Le conseguenze dell'isolamento internazionale, sottolineano gli economisti, sono già visibili anche nel mondo accademico, nella ricerca scientifica, nell'industria tecnologica, nel settore della difesa e nell'ambito culturale. Tra gli esempi citati figurano i ritardi nella consegna del sottomarino INS Drakon e il rifiuto di diversi artisti internazionali di esibirsi in Israele.

L'allarme arriva inoltre in un contesto di crescente pressione economica interna. Un'indagine dell'Unione nazionale degli studenti israeliani rivela che quasi uno studente su tre sta considerando di lasciare il Paese a causa dell'elevato costo della vita. Le spese mensili medie degli studenti hanno raggiunto i 6.907 shekel, mentre quasi la metà dipende economicamente dall'aiuto dei genitori.

Il messaggio dei 61 economisti è inequivocabile: la prosecuzione della colonizzazione della Cisgiordania e la mancata repressione delle violenze contro i palestinesi non rappresentano soltanto un problema diplomatico, ma una minaccia crescente alla stabilità economica di Israele.

La lettera si conclude con un appello a intervenire immediatamente, prima che le conseguenze diventino ancora più difficili da contenere.

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