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Iran: per noi Libano al centro dei negoziati
di Tamara Gallera
Venerdì, il vice ministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha ribadito l'impegno di Teheran a porre fine alla guerra israeliana in Libano, nell'ambito di un più ampio accordo regionale, sottolineando che i conflitti nell'area sono interconnessi e non possono essere risolti separatamente.
In un'intervista all'emittente Al Mayadeen, Khatibzadeh ha evidenziato come l'Iran continui a perseguire una soluzione diplomatica, nonostante le ripetute violazioni degli accordi esistenti da parte di Washington e di "Israele", ribadendo che non vi è alternativa a negoziati basati sul rispetto reciproco e sull'adempimento degli impegni presi.
Le sue dichiarazioni giungono al termine di una serie di incontri a Beirut — tra cui colloqui presso il Ministero degli Esteri libanese, con il presidente del Parlamento Nabih Berri e con l'ufficio del Primo Ministro — descritti come positivi e indicativi delle strette e costanti consultazioni tra Libano e Iran.
Khatibzadeh ha sottolineato che, nel corso della visita, Teheran ha lavorato per avvicinare le posizioni delle parti e garantire che il Libano sia incluso in qualsiasi accordo finale.
Analizzando il legame tra i diversi fronti del conflitto regionale, Khatibzadeh ha affermato che la questione libanese rimane uno dei punti più rilevanti nelle discussioni tra Teheran e Washington.
Ha inoltre ribadito che l'occupazione israeliana deve porre fine alla sua guerra contro il Libano e, più in generale, contro l'intera regione del Levante, sottolineando che gli sviluppi nei vari teatri di crisi non possono essere considerati in modo isolato l'uno dall'altro.
Secondo il funzionario iraniano, porre fine alle guerre su tutti i fronti costituiva una delle condizioni fondamentali poste da Teheran nel corso dei tentativi di mediazione.
Egli ha sostenuto che il perdurare delle ostilità, anche su un solo fronte, significherebbe di fatto che il conflitto più ampio è ancora in corso, ribadendo l'impegno dell'Iran a ottenere la cessazione dell'aggressione israeliana contro il Libano.
Khatibzadeh ha inoltre accusato Washington e "Israele" di aver minato il Memorandum d'intesa di Islamabad, affermando che tale accordo è stato violato attraverso attacchi contro l'Iran e il Libano a pochi giorni dalla sua firma.
Ha sostenuto che gli sviluppi successivi rappresentano una prosecuzione di tali violazioni, accusando "Israele" di tentare di far deragliare il processo di pace di Islamabad, perseguendo un percorso negoziale separato con il Libano, sostenuto da Washington.
Il diplomatico iraniano ha poi accusato l'occupazione israeliana di sottrarsi ai propri impegni, sostenendo che spetti a Washington il compito di contenere il proprio alleato regionale e di garantire il rispetto degli accordi.
Sul rapporto tra l'Iran e Hezbollah, Khatibzadeh ha sottolineato le origini libanesi del movimento di Resistenza, descrivendone la nascita come una risposta all'aggressione israeliana e all'occupazione del territorio libanese.
Ha spiegato che Hezbollah è sorto grazie all'iniziativa di giovani libanesi, provenienti da diversi contesti religiosi e confessionali, unitisi attorno all'obiettivo di porre fine all'occupazione.
Il funzionario iraniano ha sottolineato che le relazioni di Teheran con i propri alleati affondano le radici in principi, convinzioni e valori condivisi, ribadendo che la Repubblica Islamica resta impegnata a sostenere i propri amici.
Khatibzadeh ha inoltre condannato il disprezzo dell'occupazione israeliana per il diritto internazionale, invitando il popolo libanese a sostenere Hezbollah e a contribuire al rafforzamento delle capacità di deterrenza del Paese contro ulteriori aggressioni.
In merito alla questione riguardante l'ambasciatore iraniano a Beirut, ha confermato che sono stati avviati sforzi per affrontare la situazione, esprimendo fiducia nel fatto che la questione possa essere risolta attraverso il dialogo e la prudenza diplomatica.
L'Iran respinge le pressioni statunitensi e insiste su una soluzione diplomatica.
Commentando le politiche di Washington nei confronti di Teheran, Khatibzadeh ha ridimensionato l'importanza degli sviluppi della politica interna statunitense – incluse le elezioni e le dichiarazioni del presidente Donald Trump – sostenendo che la posizione dell'Iran non sarà dettata da considerazioni politiche americane.
Ha invece sottolineato che Washington deve essere chiamata a rispondere del mancato rispetto dei propri impegni.
Il viceministro degli Esteri ha ribadito la disponibilità dell'Iran a intraprendere negoziati equilibrati e a perseguire una riconciliazione basata sul rispetto reciproco, a condizione che gli Stati Uniti dimostrino una reale volontà di agire in modo responsabile.
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