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Coloni attaccano tre diplomatici europei
di Edoardo Morello
Sabato mattina, et-Taybeh, a pochi chilometri da Ramallah. È la stagione delle olive. Si stendono i teli sotto gli alberi, si battono i rami e si lavora in famiglia, come da generazioni.
Arrivano sette uomini a volto coperto e aggrediscono i raccoglitori. Quel giorno con loro ci sono diplomatici di Belgio, Polonia e Francia, e colpiscono anche loro. Sfondano il finestrino dell'auto del consolato belga. Agli attivisti israeliani accorsi promettono la morte.
Non lo dice una ONG. Lo mostrano i video di Channel 13, una delle principali reti israeliane, che chiama la cosa con il suo nome: terrorismo ebraico. La sera prima, nello stesso modo, una fotografa del Washington Post era stata presa a calci per dieci minuti.
Ora la domanda è una sola. Cosa faranno Bruxelles, Varsavia e Parigi?
Se restano in silenzio dopo un'aggressione ai loro rappresentanti, quel silenzio non sarà prudenza. Sarà l'ennesimo atto di viltà. Sarà sottomissione.
Un governo che non difende i propri diplomatici dice al mondo che sono bersagli possibili. E un'Europa che non difende nemmeno sé stessa difenderà ancora meno i contadini palestinesi, che ogni autunno rischiano la vita per raccogliere le loro olive.
Vanno convocati gli ambasciatori. Vanno pretese indagini vere e i responsabili vanno portati davanti a un giudice.
È il minimo. Tutto il resto è complicità.
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