 |
Non rubare
di Edoardo Morello
𝑃𝑒𝑟 𝑙𝑒 𝑒𝑐𝑐𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑟𝑖𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑢𝑡𝑜𝑟𝑖𝑡𝑎̀ 𝑟𝑒𝑙𝑖𝑔𝑖𝑜𝑠𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑒𝑡𝑒𝑛𝑡𝑒.
Il rabbino Dov Lior, ex rabbino capo di Kiryat Arba, ha stabilito che gli ebrei possono raccogliere le olive dei palestinesi: servirebbe ad affermare il possesso della terra e adempiere al comandamento di conquistarla.
Altri rabbini hanno condannato il pronunciamento, ricordando che rubare è vietato anche quando il derubato non è ebreo. Una precisazione che dovrebbe risultare superflua.
Ecco un servizio che il fanatismo rende al potere: togliere al sopruso il fastidio della colpa. Entri nel campo di un altro, porti via il raccolto e puoi tornare a casa soddisfatto della tua devozione. Dio viene assunto come responsabile delle giustificazioni. Senza essere consultato.
Le conseguenze le paga chi vive di quelle olive. Perdere il raccolto significa perdere reddito, rendere più difficile restare sulla propria terra. E una benedizione al saccheggio può incoraggiare chi già considera la presenza del proprietario un inconveniente da risolvere.
Il passaggio più grave è questo: se appropriarsi del campo diventa un dovere religioso, il contadino che lo difende diventa un ostacolo al volere divino. Gli hai già tolto il raccolto. Adesso gli togli anche il diritto di opporsi.
I rabbini che hanno denunciato il furto dimostrano che questa giustificazione viene contestata dentro lo stesso mondo religioso. Lior sceglie di mettere la fede al servizio della conquista. La responsabilità di quella scelta è sua, molto terrena.
Alla fine della disputa, uno avrà le olive. L’altro avrà fame. Il primo potrà perfino ringraziare Dio.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|