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Disertori
di Marilina Mazzaferro
Questa settimana, al Parlamento europeo, sono arrivati dei giovani molto coraggiosi. Vengono dalla Russia, dall'Ucraina, da Israele... hanno rifiutato di fare la guerra e ne stanno pagando le conseguenze.
L'obiezione di coscienza – il rifiuto di compiere un atto perché in contrasto con le proprie convinzioni più profonde – è un diritto umano. Ma ci vuole coraggio per dire di no. In Germania, gli studenti scendono in sciopero, una volta dopo l'altra, per opporsi al servizio militare. Anche nei Paesi Bassi cresce la resistenza contro il servizio militare proposto dal governo. In alcuni Paesi, però, quest'obbligo esiste già. E dei giovani vi si oppongono.
Ella Kaidar Greenberg, ad esempio, si è rifiutata di arruolarsi nell'esercito israeliano. Responsabile della Gioventù comunista a Tel Aviv, ha rifiutato di prendere parte al genocidio a Gaza e alla pulizia etnica in Palestina. Israele l'ha condannata alla reclusione. Ha scontato una pena detentiva in isolamento per 22 ore al giorno, priva di qualsiasi contatto; tutto questo perché, a 18 anni, non ha voluto diventare una criminale, perché non voleva uccidere. La sua testimonianza è sconvolgente.
Ilya Zaripov, dal canto suo, ha lasciato l'esercito russo perché non voleva far parte della guerra contro l'Ucraina. Non è il solo: dal 2022, inizio dell'invasione russa, oltre 50.000 soldati hanno disertato l'esercito di Mosca. Ilya è dovuto fuggire dalla Russia, ma in Europa non è il benvenuto.
L'Europa chiude le porte ai disertori russi, negando loro visti o permessi di soggiorno. In Francia, ad esempio, gli è stato negato il permesso di soggiorno.
Ilya riassume così il suo dilemma: "La Russia vuole punirmi perché ho abbandonato il suo esercito; la Francia mi respinge perché ne ho fatto parte".
Accanto a lui Andrej Konovalov, un giovane ucraino, il quale raccontava che in Ucraina, ogni giorno, due milioni di persone che non vogliono andare al fronte si nascondono nelle proprie case, prive di denaro, per evitare di essere scoperte. Se escono – ad esempio per cercare medicinali – rischiano di essere prelevate, se non addirittura torturate, e di perdere tutto.
L'Europa non parla di questi ucraini. Peggio ancora: nega loro lo status di protezione e vuole rimandarli in Ucraina come carne da cannone. Eppure, i sondaggi indicano che oggi la maggioranza degli ucraini desidera negoziare con la Russia per porre fine alla guerra.
Il 20, il 21 e il 22 novembre si terranno mobilitazioni in diversi paesi europei per dire no alla guerra e al servizio militare. I giovani rappresentano il futuro, non sono carne da cannone.
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