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Guardian: Gaza mette l'UE di fronte alle sue contraddizioni
di Tamara Gallera
Il perdurante impegno politico ed economico dell'Europa nei confronti di Israele durante la sua guerra genocida a Gaza non ha soltanto minato la credibilità internazionale del continente, ma ha anche accentuato le divisioni all'interno delle società europee, sollevando interrogativi sul futuro dei diritti democratici e della partecipazione politica.
In un editoriale pubblicato sul Guardian la giornalista e commentatrice politica Shada Islam ha sostenuto che tre anni di inazione europea di fronte alle atrocità israeliane hanno messo a nudo l'applicazione selettiva dei principi sui diritti umani, creando al contempo un clima politico sempre più ostile verso i movimenti di solidarietà con la Palestina e le comunità musulmane.
Le conseguenze, avverte l'autrice, vanno ben oltre la politica estera europea: i governi che si dichiarano paladini della democrazia e delle libertà fondamentali stanno infatti limitando sempre più il dissenso e sottoponendo a un maggiore controllo le comunità di minoranza entro i propri confini.
Nonostante l'entità della distruzione a Gaza, osserva Islam, l'Unione Europea non è riuscita ad adottare sanzioni collettive, a imporre restrizioni commerciali globali o a sospendere, in modo coordinato, il trasferimento di armi verso "Israele", continuando a mantenere solidi legami con la potenza occupante.
Secondo l'autrice, tale fallimento ha fatto emergere le contraddizioni nell'impegno, dichiarato dall'Europa, a favore dei diritti umani universali; una discrepanza che appare ancora più evidente se confrontata con le ampie misure punitive adottate contro la Russia in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina.
Secondo Islam, la disparità nel modo in cui l'Europa tratta la Russia rispetto a "Israele" ha rafforzato la percezione che i governi europei applichino il diritto internazionale e i principi sui diritti umani in base a interessi politici, anziché seguendo standard legali e morali coerenti.
Sebbene i funzionari europei abbiano più volte invocato la responsabilità e la protezione dei civili nel contesto della guerra in Ucraina, gli stessi principi non si sono tradotti in un'azione collettiva analoga riguardo a Gaza.
Islam sostiene che tali contraddizioni abbiano indebolito la posizione dell'Europa a livello internazionale, in particolare tra le popolazioni che mettono sempre più in discussione la credibilità del suo impegno a tutela dei diritti umani.
Tuttavia, l'autrice individua un risvolto ancora più significativo: l'impatto della risposta europea alla crisi di Gaza sulle istituzioni democratiche del continente stesso. L'autore ha richiamato l'attenzione sulle crescenti restrizioni imposte alle manifestazioni a sostegno della causa palestinese, sul ricorso alla forza da parte della polizia nei confronti dei manifestanti e sulla crescente criminalizzazione e sottoposizione a controllo di persone che esprimono solidarietà ai palestinesi.
Secondo l'autrice, tali misure rivelano un divario crescente tra la difesa pubblica delle libertà democratiche da parte dei governi europei e la loro effettiva disponibilità a tutelare l'espressione politica quando questa mette in discussione le politiche consolidate.
La repressione dell'attivismo pacifico rischia inoltre di minare la fiducia dell'opinione pubblica nelle istituzioni democratiche, trasmettendo l'impressione che a determinate posizioni politiche e comunità vengano negate le tutele garantite ad altri.
Islam ha citato Rabin Baldewsingh, coordinatore nazionale dei Paesi Bassi contro la discriminazione e il razzismo, il quale ha sottolineato che le autorità pubbliche devono evitare di acuire la polarizzazione sociale in periodi di divisione politica.
Al contrario, secondo l'autrice, la gestione della questione palestinese da parte dei governi europei ha esacerbato le tensioni esistenti, approfondendo la sfiducia tra le comunità di minoranza e le istituzioni politiche.
Oltre alle restrizioni sulle manifestazioni, Islam ha avvertito che gli eventi successivi all'ottobre 2023 hanno accelerato un più ampio cambiamento politico nel modo in cui le comunità musulmane vengono rappresentate e trattate in tutta Europa.
L'autrice sostiene che, sebbene l'antisemitismo sia giustamente riconosciuto come una minaccia per le società democratiche, l'islamofobia viene sempre più inquadrata attraverso narrazioni legate alla sicurezza nazionale, all'estremismo e all'antiterrorismo, anziché essere affrontata innanzitutto come una forma di discriminazione razziale e religiosa.
Questo approccio diseguale, secondo l'autrice, ha contribuito a creare un clima in cui l'identità musulmana e la partecipazione politica sono guardate con crescente sospetto.
Sebbene tali narrazioni siano state storicamente promosse da movimenti di estrema destra, Islam osserva che una retorica analoga sta ora guadagnando terreno anche tra i partiti politici tradizionali.
In particolare, ha criticato il Partito Popolare Europeo (PPE) – il principale raggruppamento politico di centro-destra nell'Unione Europea, di cui fanno parte la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il commissario europeo per la migrazione Magnus Brunner. A giugno, il PPE ha sostenuto una risoluzione che condanna una presunta interferenza dell'"islam politico" nei processi democratici europei.
Islam ha contestato le tesi alla base di tale iniziativa, sostenendo che la risoluzione non offrisse alcuna prova concreta della presunta interferenza, riprendendo invece teorie del complotto di lunga data riguardanti l'infiltrazione di organizzazioni musulmane nelle istituzioni politiche.
L'autrice ha avvertito che la distinzione tracciata tra "islam politico" e fede islamica non è sufficiente a fugare il timore che le comunità musulmane possano essere sottoposte a un maggiore controllo istituzionale, semplicemente per il fatto di partecipare alla vita pubblica.
La controversia si è intensificata l'8 ottobre, quando un'altra risoluzione, sostenuta dal PPE, ha ottenuto la maggioranza al Parlamento europeo. Secondo l'Islam, il provvedimento si è spinto oltre, gettando discredito sulle organizzazioni della società civile musulmana, ivi comprese le loro attività, il loro impegno politico e la loro partecipazione ai processi democratici europei.
Il crescente controllo sulle organizzazioni musulmane ha creato una contraddizione nelle politiche di integrazione europee: le comunità musulmane vengono criticate sia quando restano politicamente disimpegnate, sia quando esercitano i propri diritti democratici.
Islam ha indicato questa contraddizione come prova di un clima politico sempre più escludente, in cui le comunità musulmane faticano a ottenere il riconoscimento come partecipanti legittimi alla vita pubblica europea.
Ha inoltre contestato i tentativi di attribuire l'antisemitismo principalmente alle comunità musulmane e ai rifugiati, sottolineando come tali narrazioni vengano sfruttate da movimenti estremisti per ravvivare pregiudizi anti-musulmani di lunga data.
La normalizzazione di queste tesi nel dibattito politico dominante, ha avvertito, rischia di emarginare ulteriormente i cittadini musulmani, minando al contempo l'impegno dichiarato dell'Europa a favore dell'uguaglianza e del pluralismo.
I tagli ai finanziamenti della Commissione europea minacciano le iniziative contro il razzismo.
Le preoccupazioni per la discriminazione istituzionale sono state aggravate dalla decisione della Commissione europea di revocare i finanziamenti all'European Network Against Racism (ENAR), una delle principali organizzazioni del continente impegnate nella lotta contro la discriminazione razziale.
L'organizzazione ha impugnato la decisione dinanzi al Tribunale dell'UE, avvertendo che la perdita dei fondi europei potrebbe costringerla a cessare le proprie attività entro la fine del 2026.
Islam ha definito questo sviluppo particolarmente allarmante in un momento in cui l'aumento della discriminazione e della polarizzazione politica rende ancora più necessario il ruolo di organizzazioni indipendenti che difendano i diritti delle minoranze.
La controversia sui finanziamenti, ha osservato, solleva ulteriori interrogativi sull'effettivo impegno dell'UE nel contrastare il razzismo, proprio mentre le organizzazioni della società civile musulmana subiscono una crescente pressione politica.
Anziché rafforzare i meccanismi volti a tutelare le comunità vulnerabili, gli sviluppi descritti nell'articolo suggeriscono che le istituzioni europee stiano indebolendo alcune delle strutture create per promuovere l'uguaglianza e contrastare la discriminazione.
Islam ha sostenuto che il genocidio a Gaza ha accelerato divisioni già presenti nelle società europee ben prima dell'ottobre 2023, rendendo più evidenti tensioni di lunga data legate all'immigrazione, all'identità religiosa, alle libertà civili e alla rappresentanza politica.
La questione palestinese si è di conseguenza trasformata in una sfida più ampia per la democrazia europea, mettendo a nudo le contraddizioni tra l'impegno dichiarato dai governi a favore dei diritti universali e il modo in cui essi trattano le comunità che chiedono di far luce sulle responsabilità per le azioni di Israele.
Secondo l'autore, le implicazioni sono particolarmente gravi, poiché la legittimità democratica non dipende soltanto dalle elezioni e dalle istituzioni formali, ma anche dalla tutela del dissenso, dall'uguaglianza nella cittadinanza e dalla possibilità per i gruppi emarginati di partecipare liberamente alla vita politica.
Mentre i governi europei continuano a essere oggetto di critiche per la gestione del genocidio a Gaza, Islam ha avvertito che la conseguente erosione della fiducia pubblica potrebbe avere ripercussioni durature sulle istituzioni politiche del continente.
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