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16 ottobre 2026
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Stamattina al ghetto
di Edoardo Morello

D𝑖𝑠𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑡𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒𝑏𝑟𝑎𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝐴𝑁𝑃𝐼

Stamattina a largo 16 Ottobre qualcuno ha deciso che la memoria ha un buttafuori.

Alcuni membri della comunità romana hanno cominciato a gridare e insultare la delegazione dell’Anpi. Le frasi erano “Ve ne dovete andare”, “fuori, fuori”, “vergognatevi”.

L’hanno detto ai partigiani, nel luogo del rastrellamento nazifascista. Il motivo l’ha riassunto la presidente dell’Anpi di Roma, Marina Pierlorenzi: li accusavano di essere pro-pal e quindi indegni di stare in quella piazza.

Non è stato un incidente. Il 14 ottobre il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, aveva chiesto esplicitamente all’Anpi di non partecipare, perché il 16 ottobre non doveva diventare il luogo di nuove lacerazioni.

Il risultato è che la lacerazione l’ha prodotta lui. L’ha messa per iscritto, poi l’ha lasciata urlare in piazza. Le forze dell’ordine hanno dovuto separare le parti. La cerimonia si è fermata ed è ripartita solo con l’arrivo di Gualtieri.

Nel mezzo è spuntato anche Piero Fassino. Sì, proprio lui, il fondatore di Sinistra per Israele, che si è proposto come mediatore tra chi urlava “fuori” e chi era lì con lo stendardo dei partigiani.

Il risultato era scontato: nessuna mediazione, perché in mezzo non c’era niente da mediare. Da una parte c’era chi voleva cacciare, dall’altra chi chiedeva solo di restare. Fassino è tra i pochi a non essersi ancora accorto che, dopo due anni di Gaza, una sinistra che si dice amica del governo israeliano è rimasta una sigla senza popolo. Fa il pontiere su un fiume che non c’è più.

Ricordiamo a Fadlun una cosa semplice. Quel sabato nero di ottant’anni fa i camion li guidavano i nazisti e le liste le avevano compilate i fascisti. Chi poi li ha cacciati, a Roma e in tutta Italia, si chiamava partigiano. Mettere fuori dalla porta l’Anpi per una divergenza sul 25 aprile e su Gaza significa piegare i morti del Ghetto alla politica di oggi. È proprio l’accusa che si rivolge agli altri.

C’è anche un paradosso. Solo a fine luglio le due associazioni avevano firmato un accordo che fissava punti comuni sull’antifascismo. Sono bastati tre mesi per stracciarlo. Stamattina il criterio d’ingresso non era l’antifascismo. Era la posizione su Israele.

La memoria di quei 1.022 non è proprietà di un presidente né di una tessera. Appartiene a chi ha combattuto perché non succedesse più, e a chiunque abbia il coraggio di dire che non deve succedere più a nessuno.

L'Anpi è rimasta in piazza e ha fatto bene.

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