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Caos in arrivo
di Gabriele Germani
In Italia sta per verificarsi il caos.
Puglia e Basilicata sono a secco di carburante, ormai da giorni. La situazione tende ad aggravarsi nelle città, dove gli scaffali dei supermercati iniziano ad essere vuoti e i beni di prima necessità a scarseggiare. Le proteste di autotrasportatori e contadini in tutto il Meridione iniziano a mostrare il volto di un paese allo stremo per i continui rincari.
E il governo che fa? Nulla, mancette qua e là che suonano come rimedi omeopatici in una situazione catastrofica.
L'Italia sta pagando cara la vicinanza agli Stati Uniti, le sanzioni alla Russia, il supporto a Israele e alla guerra in Yemen e Iran. Stiamo pagando il conto.
Come al solito a pagarlo non saranno banche, multinazionali o politici, ma noi cittadini comuni che dovremo affrontare un costo della vita insostenibile, lavoro precario e intermittente e molto probabilmente un conflitto da qui a qualche anno.
Intanto i lavoratori ex Ilva bloccano la raffineria ENI a Taranto, questo è il malessere di un territorio che non ce la fa più.
Un paese che esplode dagli studenti accampati ai contadini che bloccano le autostrade e TeleMeloni parla di amori tra divi e campionato di calcio.
Varano leggi per impedire le critiche, silenziano i giornalisti, la popolazione è rimbambita. Confartigianato Trasporti parla di "rischio concreto e imminente di paralisi totale della logistica e del sistema economico del Paese".
Fino a quando potrò andare avanti? E perché il servizio pubblico pagato da noi tutti non racconta questa crisi?
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