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15 ottobre 2026
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Il bucato
di Edoardo Morello

C’è un uomo su un tetto, a Gaza. Dà le spalle al cielo e stende il bucato. Il pilota del drone lo vede bene, lo dice due volte: " sta stendendo il bucato".

Un ufficiale risponde che gli uomini palestinesi il bucato non lo stendono. Quindi è un osservatore di Hamas.

Il carro armato ha la linea di tiro libera. Il comandante dà l’ordine.

Venti minuti dopo arrivano le ambulanze. Più tardi, su un sito israeliano, una riga: «I palestinesi sostengono che siano stati uccisi dodici membri di una famiglia».

Sostengono. È sempre questo il verbo. E il soldato che racconta pensa soltanto: siamo stati noi.

Lo Spiegel ha raccolto le voci di dieci israeliani che dopo il 7 ottobre hanno combattuto a Gaza, pilotato droni, scelto bersagli. Il giornale dice di aver verificato tutto il verificabile e di considerarli credibili.

Leggerli è come scendere in un seminterrato, gradino dopo gradino.

La regola: sparate a chiunque vediate. La parola «civili» non si pronuncia. Ogni maschio tra i 16 e i 60 anni è in età militare, quindi un terrorista. Una brigata, ottanta giorni nel centro della Striscia: 160, 170 morti. Uno solo sospettato di avere un’arma. Arma che nessuno ha mai visto. Tutti registrati come terroristi.

Jabalia, 31 ottobre 2023. Per uccidere un comandante di Hamas si mette in conto la morte di centinaia di civili. L’attacco parte.

I ragazzi palestinesi in mutande, bendati, mandati avanti nei tunnel e nelle case. Li chiamano «zanzare».

Ospedale Nasser, agosto 2025: la «telecamera di Hamas» era di Reuters, e dietro c’era un giornalista. Dentro l’esercito c’è perfino un nome per questo: incriminazione retroattiva. Prima si spara, poi si trova il legame.

E poi le case. Si abbatte l’edificio più alto del settore, ma a quel punto il più alto diventa un altro. E così via, finché non resta niente. Le case usate come basi si bruciano prima di andarsene, perché nessuno possa tornarci. Un paesaggio fatto apposta per non essere più abitato.

L’esercito israeliano risponde che colpisce solo obiettivi militari. Netanyahu, intanto, chiede di processare i soldati che hanno parlato nel documentario NAZA.

Il problema, per chi governa, sono quelli che raccontano.

Io ripenso a quell’uomo sul tetto. Ai panni che forse sono ancora lì, appesi.

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