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Fabio, non sei solo
di Edoardo Morello
"La bara è pronta".
Tre parole, una telefonata, un nome. Così, a mezzogiorno di un giovedì qualunque, si prova a far tacere un uomo.
Fabio Marcelli, giurista internazionale, una vita passata a parlare di diritto, di Costituzione, di Carta delle Nazioni Unite. Uno che le sue battaglie le combatte con gli argomenti, con le denunce in Procura, con le parole. E qualcuno gli ha risposto con una bara.
Questo non è un dibattito. È intimidazione. È il metodo mafioso applicato alle opinioni.
A Fabio va tutta la mia solidarietà, piena e senza se e senza ma. Si può essere d’accordo o no con quello che scrive. Ma chi pensa che la risposta a un’idea sia una minaccia di morte si è messo da solo fuori dalla convivenza civile, qualunque bandiera sventoli.
E allora la domanda va fatta, ad alta voce, al ministro Piantedosi: chi indaga? Con quale urgenza? Perché in questo Paese chi critica il governo israeliano finisce spesso schedato, segnalato, sospettato, mentre chi minaccia di morte un giurista resta un’ombra al telefono.
Se la libertà di parola vale, vale per tutti. E va difesa prima che ci scappi il morto, non dopo, con le corone di fiori e i comunicati.
Criticare un governo che bombarda civili non è antisemitismo. Minacciare chi lo critica è un crimine. Confondere le due cose, o far finta di non vedere la seconda, è complicità.
Fabio, non sei solo. E non starai zitto. Nemmeno noi.
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