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13 ottobre 2026
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La rivolta degli ulitimi
di Rinaldo Battaglia *

Il 14 ottobre 1943, due mesi dopo la rivolta nel lager di Treblinka, che ebbe un effetto ‘domino’, si arrivò a quella più importante e di successo, quella di Sobibòr, passata alla storia come la ‘rivolta degli ultimi’.

Il lager venne costruito dopo la conferenza di Wannsee per ordine di Heydrich, nel marzo 1942, poco lontano da Lublino, nell’attuale Polonia. Vennero inviati quasi in toto ebrei, pochi gli altri, russi presi prigionieri o zingari. Si quantificano in 167.000 le persone uccise, stando all’organizzazione più autorevole quale l’United States Holocaust Memorial Museum, ma alcuni storici sono arrivati a numeri ancora più atroci. Si parla di 250.000 di cui solo 207.000 dalla Polonia stessa e 31.000 dalla ex-Cecoslovacchia.

Nel lager di Treblinka il 2 agosto del ‘43, invece era scoppiata una rivolta disperata con incendi di baracche, che arrivarono fino agli immobili delle camere a gas, e almeno 200 deportati che riuscirono a fuggire, ma di cui solo 50 sopravviveranno alla guerra. La vendetta fu altresì immediata, con oltre 1.500 deportati subito uccisi. I danni all’impianto delle camere fu però tale da bloccare il ‘lavoro’ per almeno un mese e, poco dopo, ad indurre Himmler a smantellare il lager stesso, in via definitiva.

A Sobibòr il piano della rivolta - preparato Leon Feldhendler, in precedenza capo dello Judenrat della città di Zolkiew e comandato da Aleksandr Aronovič "Saša" Pečerskij, un ufficiale dell’Armata Rossa, ucraino di origine - poteva peraltro contare sulla collaborazione di alcune guardie ucraine, al servizio dei nazisti ma sofferenti di quello che vivevano. Era comunque alquanto semplice. Attirare quanti più ufficiali delle S.S. in un luogo isolato, ucciderli, impossessarsi dell’arsenale del lager, prender tutte le armi e fuggire dal portone d‘entrata, la cui strada d’accesso era l’unica percorribile essendo tutto il terreno, attorno, completamente minato.

Il corpo però di una delle 11 S.S. - isolate ed uccise - venne subito trovato e di conseguenza scattarono gli allarmi e la controreazione nazista. Gli ebrei in fuga furono costretti a fuggire subito, in modo disordinato, passando tra i campi minati. Ivi comprese le guardie ucraine. Fuggirono solo in 600, molti saltarono sulle mine, molti uccisi dai nazisti. Almeno 170 vennero subito catturati e poi fucilati. Alla fine solo 53 vedranno la fine della guerra, due anni dopo. Nel lager si passò alla strage degli altri prigionieri, non riusciti a fuggire, indipendentemente se fossero stati coinvolti o meno. C’era differenza?

Ma anche in questo caso Himmler fu costretto a modificare i suoi piani. I Russi si stavano avvicinando e peraltro, a settimane, avrebbero – senza saperlo - calpestato il suolo in cui, mesi prima, i tedeschi avevano smantellato il lager di Belzec, senza lasciar traccia se non una rotaia che, stranamente, si fermava desolata in mezzo alle campagne. E solo nella tarda primavera ‘45, dopo aver liberato Auschwitz, e sciolta la neve, capiranno cosa servisse per davvero quella linea ferroviaria.

Dopo Treblinka, venne così deciso di smantellare immediatamente anche Sobibor. Himmler fece demolire tutto, ricoprendo il luogo con terreno fresco e piantando arbusti e alberi. Venne ripresa la ‘soluzione Terezìn’, dove il vero si confondeva col falso, dove la realtà e la finzione erano la stessa cosa. Fu costruito un piccolo ‘spaccato’ del ‘villaggio Potèmkin’ con finte case, finti contadini (una guardia ucraina con la famiglia) e finta fattoria. E la cosa ha funzionato nel tempo.

Solo il 18 settembre 2014, lo Yad Vashem di Gerusalemme, l’Ente che cura la Memoria della Shoah, ha ufficializzato che, dopo ben 8 anni di scavi archeologici, aveva individuato l’esatta ubicazione delle camere a gas. Negli scavi avevano anche trovato una miriade di oggetti riferiti ai deportati, quali piccoli monili, collane, astucci di medicinali. A memoria di un lager, 70 anni dopo la sua liquidazione, di cui non risultò, alla fine della Shoah, nemmeno un solo sopravvissuto. Nessuno.

E’ invece sopravvissuto uno dei due Kommandant del lager. L’ultimo, Franz Rechlitner, alla chiusura di Sobibor venne assegnato sul fronte jugoslavo, ma quasi subito venne catturato dagli uomini di Tito ed ucciso. Più fortunato invece, il primo Franz Stangl, uno dei criminali nazisti più ricercati da Simon Wiesenthal.

Stangl, peraltro era stato anche il Kommandant di Treblinka nel periodo della rivolta ed era conosciuto, oltre per i suoi ‘soli’ 900.000 uomini, donne e bambini massacrati sotto il suo comando, soprattutto per la sua tipica eleganza da corte imperiale viennese, sempre perfetto, impeccabile, in vestiti in tutte le occasioni di colore bianco. Fu per un certo periodo responsabile anche della Risiera di San Sabba, socio in affari di Mauro Grini e colpevole della deportazione in prima persona degli ebrei anziani del ghetto di Venezia.

Amico personale - personale, repetita iuvant - del nostro gen. Rodolfo Graziani, il numero due della Repubblica di Salò. Quello che aveva ordinato il massacro di Adis Abeba dello Yakatit 12 del 19 febbraio 1937, sempre quello a cui nel 2012 ad Affile (Roma) i nostri politici locali (politici dell’Italia attuale e post fascista, poco post e molto fascista) hanno costruito e dedicato un maestoso Mausoleo (costo 160 mila euro 'pubblici'..). Citofonare al ministro Francesco Lollobrigida, per verificare.

A guerra finita, Franz Stangl fu catturato dagli Alleati mentre stava fuggendo dall’Austria, forse diretto in Italia, il famoso ‘colabrodo’. In Austria fece due anni di carcere in attesa del processo, su cui molti scommettevano già sulla condanna a morte. Ma, come si sa, le vie del Signore sono infinite, soprattutto quelle di Roma, quelle della Rat-line ai tempi del papato di Pio XII.

Prima della sentenza, il 30 maggio ‘48 riuscì a fuggire dal carcere austriaco e arrivare a Roma. Qui, il Vescovo Alois Hudal, prima di preparare il terreno fertile in Brasile (dove giungerà, con la famiglia ad aspettarlo, nel 1951) lo mandò in vacanza a Damasco, quale responsabile di un cotonificio e forse consulente militare del governo locale, come fecero altri nazisti in fuga.

Stangl in Brasile, ovviamente ora col proprio nome, lavorò per molti anni presso la ‘tedesca’ Volkswagen di San Paolo, finché Wiesenthal dopo 16 anni, nel febbraio 1967, riuscì a farlo arrestare, sulla soglia dei 60 anni. Nessuno alla Volkswagen prima aveva collegato il nome, età ad altro, sebbene fosse uno dei più ricorrenti nei Processi di Norimberga. Processato in Germania Ovest, venne condannato all’ergastolo nell’ottobre ’70, ma solo pochi mesi dopo morì d’infarto. Ponendo così fine anche a chi voleva approfondire le sue connivenze e le sue relazioni d’affari, che permisero ad un criminale di guerra di vivere tranquillo fino all’età di pensione.

14 ottobre 2026 – 83 anni dopo - liberamente tratto dal mio ‘Non ho visto farfalle a Terezìn’ - ed. AliRibelli – 2021 sotto

* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio


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