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13 ottobre 2026
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Libano: cresce rischio di nuova guerra fra Hezbollah e Israele
di Leandro Leggeri

LIBANO, HEZBOLLAH RICOSTITUISCE LE PROPRIE CAPACITÀ MILITARI E POTENZIA I DRONI FPV. CRESCE IL RISCHIO DI UNA NUOVA GUERRA CON ISRAELE

Hezbollah starebbe approfittando del prolungato cessate il fuoco per ricostituire le proprie capacità militari nel Libano meridionale, rafforzare le unità operative e sviluppare nuove tecnologie per la guerra con i droni, in previsione di una possibile ripresa delle ostilità con Israele. È quanto riferisce il quotidiano libanese Al-Modon, citando fonti informate, in un'inchiesta ripresa il 13 ottobre dal Jerusalem Post.

Secondo le fonti del giornale libanese, il movimento sciita considera concretamente la possibilità di una nuova offensiva israeliana, anche nell'ambito di un'eventuale ripresa della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. I messaggi trasmessi attraverso i canali diplomatici indicherebbero che Tel Aviv non ha abbandonato l'opzione militare e starebbe valutando il momento più opportuno per un'escalation.

Particolare attenzione viene riservata al potenziamento dei droni FPV (First Person View), già impiegati da Hezbollah contro le forze israeliane nel Libano meridionale. Secondo Al-Modon, il movimento avrebbe sviluppato nuovi modelli capaci di trasportare tra quattro e sei chilogrammi di esplosivo, rispetto ai precedenti 2,5 chilogrammi. Sarebbe stata inoltre incrementata da 20 a oltre 30 chilometri la lunghezza dei collegamenti in fibra ottica utilizzati per il controllo dei velivoli.

Questi sistemi, collegati direttamente all'operatore mediante un sottilissimo cavo in fibra ottica, risultano particolarmente difficili da neutralizzare attraverso i tradizionali apparati di guerra elettronica, poiché non dipendono dalle comunicazioni radio. Il loro impiego da parte di Hezbollah era già stato documentato nei mesi precedenti dal Guardian, che aveva descritto le difficoltà incontrate dall'esercito israeliano nel contrastare droni relativamente economici, prodotti anche attraverso componenti commerciali e tecnologie di stampa tridimensionale.

Le nuove specifiche tecniche riportate da Al-Modon non hanno tuttavia ricevuto, al momento, conferme indipendenti. Un ulteriore elemento riguarda il sequestro, avvenuto nei giorni scorsi, di un ingente quantitativo di esplosivi trasportati dalla valle della Bekaa verso Beirut. Secondo l'Associated Press, le autorità libanesi hanno intercettato presso il posto di controllo di Dahr al-Baidar un camion contenente circa 780 chilogrammi di materiale esplosivo, tra cui TNT e C4, arrestando due persone sospettate di collegamenti con Hezbollah.

Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha ordinato un'indagine approfondita per accertare le responsabilità e la destinazione del carico. Alcune fonti hanno collegato il materiale alla produzione di droni esplosivi, ma tale circostanza non è stata ancora accertata dagli investigatori.

Sul piano territoriale, Hezbollah avrebbe intensificato il ridispiegamento delle proprie forze sia a nord sia a sud del fiume Litani, con particolare attenzione alle località prossime alla linea di separazione e all'area di Nabatiyeh. Il movimento avrebbe inoltre rafforzato le misure di sicurezza nei quartieri meridionali di Beirut, evacuando alcuni uffici e appartamenti per ridurre la vulnerabilità dei propri dirigenti a eventuali operazioni israeliane.

Parallelamente, secondo Al-Modon, Israele ritiene che il governo libanese non abbia adempiuto agli impegni relativi al disarmo di Hezbollah e avrebbe trasmesso avvertimenti circa la possibilità di una nuova operazione militare su larga scala. Tra gli scenari evocati figurerebbe anche l'imposizione di un blocco terrestre, marittimo e aereo del Libano, qualora il movimento sciita partecipasse a un nuovo conflitto regionale.

Sul piano diplomatico sarebbero state inoltre esaminate ipotesi di coinvolgimento di forze straniere, provenienti anche da Italia, Svizzera e Giordania, per sostenere il processo di disarmo. Non risultano tuttavia accordi definitivi in tal senso.

Il nodo principale rimane la contrapposizione tra il rifiuto di Hezbollah di consegnare il proprio arsenale e la riluttanza delle Forze armate libanesi a intraprendere uno scontro diretto con il movimento, che potrebbe provocare una nuova crisi interna.

La ricostituzione delle capacità militari di Hezbollah non rappresenta comunque una novità assoluta. Già nei mesi precedenti, diverse inchieste giornalistiche avevano documentato il processo di riorganizzazione delle sue strutture operative e il crescente ricorso a sistemi d'arma relativamente economici, nel tentativo di compensare le perdite subite e le difficoltà nelle tradizionali linee di approvvigionamento.

La situazione libanese resta strettamente collegata all'evoluzione del confronto regionale tra Iran, Israele e Stati Uniti. Secondo Al-Modon, Hezbollah starebbe osservando anche gli sviluppi della guerra nello Yemen tra Ansar Allah e la coalizione guidata dall'Arabia Saudita, nella prospettiva di un possibile allargamento delle ostilità.

Il quadro che emerge è quello di un equilibrio militare estremamente precario: Hezbollah cerca di ricostituire una capacità di deterrenza attraverso il riarmo e l'adattamento tecnologico, mentre Israele continua a considerare il disarmo del movimento una condizione essenziale per la sicurezza del proprio confine settentrionale. Una nuova escalation potrebbe quindi trasformare nuovamente il Libano in uno dei principali fronti del conflitto regionale.

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