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10 ottobre 2026
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La pena di morte è una barbarie
di Franca Zanaglio

Ieri 10 ottobre, proprio nella Giornata Mondiale contro la Pena di Morte, è rimbalzata la notizia, e ne è scaturito un dibattito, sull' ultima barbarie made in USA, l'annuncio dell'esecuzione in diretta TV dell' ex psichiatra dell'esercito Hasan, autore di una strage a Fort Worth anni fa.

Mi stupisco che si stupiscano dell'asticella sempre più alta che l'AmeriKKKa sposta nella gradazione della sua capacità di barbarie.

Mi stupisco che tutti questi giornalisti/opinionisti ignorino ciò che il "beato" Kirk si augurava, esattamente questo, le esecuzioni dei condannati a morte in diretta televisiva.

Certo la sua mente abbastanza ristretta si atteneva alle modalità in auge, ovvero all'iniezione letale.

Secondo il pasdaran della dottrina MAGA lo spettacolo del contorcimento e degli spasimi di un essere umano, per quanto mostruoso, legato con le cinghie su un lettino, dovrebbe essere visione pedagogica, accettabile da chiunque sia stato battezzato nel nome del Signore.

Questa discussione non fa altro che confermare i decenni di lavaggio dl cervello cui siamo stati sottoposti.

Ancora si permette al bretellato Rampini di veicolare dagli schermi TV la propaganda di un'AmeriKKKa dalla superiorità morale, un'AmeriKKKa lume di progresso e di civiltà, vestale del Diritto, un'AmeriKKKa cui tutto il mondo dovrebbe inchinarsi grato per ogni dono, ogni beneficio le siano stati concessi dai rappresentanti del Bene sulla Terra.

Questa discussione mostra l'evidenza di un reiterato atteggiamento di sudditanza, di un complesso d'inferiorità tipico dei servi con i propri padroni.

Di recente leggevo le osservazioni critiche di una coppia ameriKKKana, da poco residente in Italia (lei di origini italiane), sulla nostra burocrazia. Mi sono permessa quindi di osservare che la nostra burocrazia, peraltro declinata in vari modi a seconda delle varie aree geografiche, io la ringrazio, la considero una tutela.

Ho fatto rilevare che la nostra burocrazia e le nostre lungaggini sono preferibili, pur inducendo a volte in errori clamorosi, il che è umano, sono molto ma molto preferibili alle scorciatoie disinvolte con cui là nel loro Eden si sono uccisi degli innocenti, si sono riempite le carceri di ergastolani poveri, appartenenti alle minoranze, anche per reati non gravissimi, perché da loro non c'è la burocrazia, non si vogliono spendere i soldi dei contribuenti per lunghi processi, si taglia corto, dove s'incarcerano bambini perché americani non ancora ameriKKKani, si spara tra le strade, nelle case, nelle scuole.

Da loro non c'è la nostra burocrazia, non si sono le procedure, i filtri infatti c'è un tizio in alto che decide di fare le guerre, tagliando corto senza codici e codicilli, senza ostacoli.

Da noi la nostra mentalità burocratica ha espresso quel gran lavoro di concertazione, di composizione, quella struttura portante della nostra comunità che è la Costituzione, impregnata di cultura umanista, illuminista, classica, cattolica e atea.

La nostra non è una Carta dei diritti-doveri stilata da ricchi borghesi, proprietari di terre e di schiavi.

Ieri sentendo alcuni commenti sullo "scandalo" della fucilazione annunciata mi sono cascate le braccia. Che differenza fa la diretta streaming rispetto al pubblico ristretto che assiste ora alle esecuzioni in una sala, se non il numero?

Chi di noi sarebbe in grado di assistere da spettatore all'agonia di un uomo, foss'anche un assassino? (Vannacci? Salvini?... e si dice tutto).

Credo che nonostante decenni di propaganda hollywoodiana l'AmeriKKKa, sebbene ci abbia insegnato ad essere cinici e ci abbia imbarbarito, non sia riuscita ancora a scalfire qualcosa di profondamente abbarbicato nel nostro costrutto morale e culturale, il rispetto per la vita, l'estraneità della vendetta dal nostro concetto di giustizia.

Questo dobbiamo all'educazione cattolica ed al pensiero umanistico ed illuminista che hanno intriso la nostra storia.

Cari AmeriKKKani, mi tengo la mia burocrazia, mi tengo la nostra superiorità civile e morale, sì la nostra, la vostra è un racconto cinematografico, mi tengo il vanto dell'abolizione della pena di morte nell'Italia non ancora stato unitario, mi tengo il pensiero di Cesare Beccaria, che molto prima che dall'altra parte dell'Oceano degli schiavisti fondassero una "nuova nazione libera", aveva scritto: "Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l'uomo cessi di essere persona e diventi cosa", che mentre da voi s'infliggevano orrendi castighi e torture agli esseri umani ridotte in catene, ribadiva la necessità di neutralizzare gli "inutili supplizi".

Ricordiamo che San Quintino è stata realtà fino al 1963, che Guantanamo è ancora aperto, che in Iraq, e nella storia, Abu Ghraib resterà associato all' inferno sulla terra.

Ricordiamo che fino a pochi anni fa negli USA veniva cotte sulla sedia elettrica delle persone, molte innocenti, dei minori, molti neri, e il pubblico stava a guardare il fumo uscire dal cranio dei condannati. Se non è barbarie questa, cos'altro può essere?

"Deggio dirvi che nello scrivere [Dei delitti e delle pene] ebbi innanzi agli occhi gli esempi del Machiavelli, del Galileo e del Giannone; udiva lo strepito delle catene agitate dalla superstizione, e le grida del fanatismo che soffocava i gemiti della verità.
L'immagine di questo terribile spettacolo mi ha persuaso ad avviluppare talora la luce nelle nubi.
Ho voluto difendere l'umanità senza esserne martire." Cesare Beccaria

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