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11 ottobre 2026
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Arabia Saudita: attacchi degli Houthi minaccino ambizioni di Bin Salman
di Leandro Leggeri

Gli attacchi condotti da Ansar Allah contro l'aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh stanno mettendo in evidenza la vulnerabilità strategica dell'Arabia Saudita e i limiti della sua superiorità militare. Secondo un'analisi pubblicata oggi dal New York Times, il principe ereditario Mohammed bin Salman dispone di poche opzioni per fermare un avversario che, nonostante oltre un decennio di bombardamenti e guerre, è diventato militarmente più forte e politicamente più difficile da contenere.

Nell'ultima settimana, l'aeroporto della capitale saudita è stato colpito da tre attacchi mortali. Il più grave, avvenuto sabato 10 ottobre, ha provocato almeno 12 morti e oltre 300 feriti, secondo le autorità saudite, costringendo alla sospensione delle operazioni aeroportuali. Il problema per Riyadh non è soltanto militare, ma soprattutto economico e strategico.

Gli attacchi colpiscono direttamente il progetto di Mohammed bin Salman di trasformare il regno in un polo internazionale per gli investimenti, il turismo e i grandi eventi. La vulnerabilità delle infrastrutture saudite rischia infatti di scoraggiare investitori e dirigenti stranieri, proprio mentre Riyadh si prepara a ospitare importanti appuntamenti economici internazionali.

Come osserva F. Gregory Gause, esperto dell'Arabia Saudita presso il Middle East Institute, il regno subisce danni proporzionalmente maggiori dagli attacchi degli Houthi rispetto a quelli che riesce a infliggere al movimento yemenita. È questa l'essenza della guerra asimmetrica: Ansar Allah può esercitare una pressione strategica su una potenza economicamente molto più ricca, senza doverne eguagliare le capacità militari convenzionali.

La nuova escalation affonda le proprie radici nell'attacco di luglio contro l'aeroporto internazionale di Sana'a, rivendicato dal governo yemenita sostenuto da Riyadh. Secondo gli analisti citati dal quotidiano statunitense, tuttavia, è improbabile che le forze governative yemenite abbiano potuto condurre autonomamente l'operazione, non disponendo più di un'aviazione militare pienamente operativa.

Da allora, Ansar Allah ha adottato una strategia dichiarata di «blocco per blocco», imponendo restrizioni alla navigazione saudita nel Mar Rosso in risposta alle limitazioni imposte al traffico aereo e marittimo yemenita. Una pressione particolarmente significativa mentre la guerra contro l'Iran ha compromesso i collegamenti attraverso lo Stretto di Hormuz, aumentando l'importanza delle rotte del Mar Rosso per le esportazioni petrolifere saudite.

Sul terreno, intanto, il conflitto è tornato a intensificarsi, con offensive delle forze governative sostenute dall'Arabia Saudita, operazioni di Ansar Allah e una nuova campagna di bombardamenti sauditi.

Gli Stati Uniti stanno già fornendo a Riyadh assistenza militare, compresi supporto nell'individuazione degli obiettivi e rifornimento in volo. Donald Trump ha dichiarato che prenderà una decisione su un eventuale intervento più incisivo dopo l'attacco di sabato.

Ma anche un'escalation statunitense presenta evidenti limiti. La campagna aerea americana del 2025 contro Ansar Allah aveva comportato un enorme consumo di munizioni, con costi stimati intorno al miliardo di dollari nel solo primo mese, senza eliminare le capacità militari del movimento.

Secondo Gause, l'unica soluzione realisticamente percorribile per Riyadh sarebbe una conclusione della guerra tra Stati Uniti e Iran, accompagnata da un accordo regionale che comprenda anche la cessazione delle ostilità con Ansar Allah.

Il paradosso saudita è dunque evidente: dopo oltre dieci anni di guerra nello Yemen, Riyadh si trova nuovamente esposta agli attacchi di un avversario che non è riuscita a sconfiggere e che oggi dispone di strumenti sempre più efficaci per colpirne gli interessi strategici.

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