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Il grande fratello a Gaza
di Alessandro Ferretti
È sotto gli occhi di chiunque voglia guardare che Gaza è il parco giochi delle fantasie malate degli ipercapitalisti, un gigantesco esperimento in vivo di controllo e repressione privo di regole e freni inibitori, in cui sperimentare e affinare tecniche che torneranno poi utili in molti altri contesti.
È proprio a Gaza che un'”organizzazione benefica” statunitense, che raccoglie fondi principalmente da donatori negli Stati Uniti e in Israele, ha cominciato a istituire un intero network di scuole gratuite e che regalano pure un pasto a chi le frequenta. Attualmente sono 14, con 21.000 studenti ma puntano ad arrivare, a suon di dollari, a oltre 250.000 nel prossimo futuro.
In queste scuole, però, gli insegnanti devono attenersi a programmi modificati rispetto a quelli dell’Autorità Nazionale Palestinese, al fine di “sradicare l’odio”.
La logica è semplice: gli israeliani non fanno nulla di male, quindi perché mai i palestinesi non dovrebbero amarli? Ovviamente sarà perché a scuola si insegna loro ad odiare gli ebrei; quindi la soluzione sono scuole che insegnino a “costruire la pace”, con programmi scolastici appositamente studiati per “deradicalizzare” gli allievi.
Nonostante questi nobili intenti, però, il male è sempre in agguato: ed è per questo che David Hasan, fondatore di queste “Accademie della Speranza”, ha il timore che gli insegnanti delle sue scuole cerchino surrettiziamente di “discostarsi” dal suo programma di studi che “promuove la pace e la tolleranza” con qualche dato di realtà di troppo.
Quindi, ha annunciato di voler registrare tutto ciò che viene detto nelle classi, analizzandolo con l’intelligenza artificiale per individuare deviazioni che “incitino all’odio” e i loro responsabili. Ogni singola parola captata, studiata, etichettata in automatico. Neanche Orwell aveva osato immaginare tanta inesorabile capillarità di controllo di massa.
Certo, succede a Gaza. Ma, una volta affinata per benino la procedura, state pur certi che i simpatici benefattori troveranno in modo di ripagarsi delle loro fatiche rivendendo la loro trovata anche a noi, ovviamente da implementare all’inizio solo in certe scuole, in certe classi, dove magari lavorano certi docenti, beninteso per proteggere gli alunni, tutelare gli insegnanti “buoni”, rassicurare le famiglie.. per poi puntare a divenire una specie di VAR permanente che assicuri agli arbitri delle nostre vite il controllo completo di tutto ciò che succede nel campo di gioco scolastico.
Molte cose sono cambiate, rispetto ai tempi bui da cui nacque la Resistenza, ma altre sono tornate a quei tempi. Come nel ’43-’45, i nemici non sono lontani: sono sopra di noi, ai posti di controllo, intenti a costruire e affinare meccanismi di dominio che perpetuino il loro strapotere. Come nel ’43-’45, questi dominatori patologici non si fermeranno certo da soli.
Se vogliamo sperare che al momento del bisogno avremo anticorpi sufficienti a sventare questa e altre follie, l’unica strada è ragionare e agire nei termini di una nuova resistenza collettiva e plurale contro il nuovo fascismo globale.
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