Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
08 ottobre 2026
tutti gli speciali

Nove cittadini USA uccisi in Cisgiordania: il rapporto nascosto
di Edoardo Morello

Nove cittadini statunitensi di origine palestinese uccisi nella Cisgiordania occupata da coloni o forze di sicurezza israeliane. Un rapporto dell’ambasciata americana sullo stato delle indagini. E un alto consigliere che, secondo un’inchiesta del New York Times, avrebbe impedito a quel documento di arrivare a Washington.

Il suo nome è David Milstein. Ha 36 anni ed è uno dei principali collaboratori di Mike Huckabee, ambasciatore degli Stati Uniti in Israele. Non è un funzionario israeliano: lavora per il governo americano. In precedenza ha collaborato con il senatore repubblicano Ted Cruz, con la campagna di Ron DeSantis e con David Friedman, ambasciatore in Israele durante il primo mandato di Trump.

La sua importanza sta nel ruolo che esercita dentro l’ambasciata: secondo il Times, interviene sulle informazioni che i diplomatici raccolgono e trasmettono a Washington. Può quindi condizionare ciò che i responsabili politici americani vengono a sapere delle azioni israeliane. L’inchiesta gli attribuisce ripetuti interventi per bloccare, ritardare o riscrivere rapporti su insediamenti, violenze dei coloni e uccisioni di cittadini americani, presentando il governo Netanyahu sotto una luce favorevole.

Il caso delle nove vittime è il più grave. Membri del Congresso avevano chiesto informazioni sulle indagini e sull’accertamento delle responsabilità. Il personale dell’ambasciata aveva preparato un rapporto che, secondo la ricostruzione giornalistica, descriveva indagini senza progressi, casi chiusi e nessuna incriminazione. Milstein avrebbe bloccato il documento e sostenuto che si dovesse invece inviare una lettera secondo cui Israele stava gestendo correttamente le indagini.

Se confermato, non sarebbe una semplice divergenza diplomatica. Sarebbe un ostacolo alla possibilità del Congresso di conoscere i fatti e chiedere conto della morte di cittadini statunitensi. E significherebbe sostituire il lavoro dei diplomatici con una versione politicamente più comoda per il governo chiamato a rispondere di quelle indagini.

È questo il punto: un conto è sostenere un alleato. Un altro è impedire che chi deve prendere decisioni riceva informazioni scomode su quell’alleato.

La cautela resta necessaria. Parliamo di accuse giornalistiche, non di una responsabilità accertata in tribunale. Il Times riferisce di aver intervistato 15 funzionari statunitensi e nove ex diplomatici e di aver esaminato decine di documenti interni; le testimonianze sono anonime per timore di ritorsioni. Huckabee ha respinto la ricostruzione.

Ma proprio la gravità delle accuse impone risposte verificabili: che cosa conteneva quel rapporto, chi ne ha fermato l’invio e quali informazioni sono state effettivamente fornite al Congresso?

Le nove vittime erano americane e palestinesi. La loro origine non dovrebbe rendere meno urgente accertare come siano state uccise e perché nessuno sia stato chiamato a risponderne.

VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale