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DELITTI DI STATO: fatti non miti
di Corrado Poli *
La memoria di una giornalista assassinata non la si rispetta strumentalizzandola, ma cercando e riportando la verità.
In questi giorni circolano articoli e post celebrativi che ricordano l’assassinio di Anna Politkovskaya, nata Mazepa, la discussa giornalista, molto vicina all’intelligence americana, che riportava notizie dalla Cecenia.
Non c’è alcuna giustificazione per questo barbaro delitto.
Due cose sono però molto discutibili, come in numerosi altri casi che riguardano la sistematica campagna di delegittimazione del governo russo, le continue provocazioni della NATO e l’aggressione sistematica alle risorse russe, per non parlare della preparazione alla guerra e al riarmo.
Si dà per scontato che questo delitto sia stato direttamente commissionato da Putin (in persona) e dai servizi di intelligence russi, ma non è vero: un regolare processo ha dimostrato che non erano coinvolti.
Piuttosto, i sospetti ricadono su gruppi ceceni e persino sui servizi americani. Nonostante tutti, compresi i governi occidentali, abbiano riconosciuto ufficialmente l’estraneità del governo russo al delitto, i media occidentali ripetono falsità e coltivano il falso mito.
In Russia sono stati registrati alcuni casi di assassini di politici. Questo è esecrabile sia quando a essere sospettato è lo stesso governo, o meglio, i servizi segreti, sia quando si è trattato del terrorismo di Stato ucraino con l’aiuto occidentale (vedi il caso di Darya Dugina, che non viene mai associata a Mazepa-Politkovskaya e del quale non si ripete il mito).
Perché non lasciamo che di questo se ne occupi il popolo russo?
Perché non ci concentriamo sui crimini politici in Europa e Stati Uniti che invece i media passano regolarmente sotto silenzio e presto insabbiano?
Questo elenco di assassini o seri attentati negli Stati Uniti include Charlie Kirk, Gabrielle Giffords, lo stesso Trump, Steve Scalise, Paul Pelosi, Melissa Hortman. In Europa abbiamo Davis Amess, Paul Adamowicz, Walter Lübke, Alfred Gadenne, Robert Fico, Jo Cox, Els Borst, Isabel Carrasco, Jean-Louis Chiappini e anche il nostro Vassallo; e poi, risalendo nel tempo a Rossi del Monte Paschi, Falcone e Borsellino, Moro, Calvi, Sindona e una lista lunghissima e recente di giornalisti caduti in Palestina.
Perché la stessa mitizzazione non la si fa di Shireen Abu Akleh?
Ora mi domando perché poniamo così tanta enfasi su qualsiasi caso russo—spesso molto discutibile, come quelli di Politkovskaya e Navalny—e trascuriamo i nostri delitti politici?
La memoria di una giornalista assassinata (non si sa da chi, e anche la CIA potrebbe essere coinvolta) non la si rispetta strumentalizzandola, ma cercando e riportando la verità.
* Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio
 
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