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Hamas, il terrorismo e il consenso elettorale
di
Rita Newton
Una convergenza sulla definizione giuridica di terrorismo non è mai stata trovata a livello internazionale, perché alcuni stati avrebbero voluto che fosse qualificato come tale ciò che in altri documenti dell'ONU veniva definito diritto alla resistenza.
Nonostante ciò, anche ove si convenga che quello commesso da Hamas in Israele il 7 ottobre sia stato un atto di terrorismo, perché la resistenza la si fa in casa, contro l'occupante, oppure fuori contro l'esercito avversario, le reazioni armate a Gaza o in Cisgiordania sono resistenza armata, riconosciuta anche dall'ONU con risoluzione 37/43 del 1982, secondo cui
"Considerando che la negazione dei diritti inalienabili del popolo palestinese all’autodeterminazione, alla sovranità, all’indipendenza e al ritorno in Palestina e i ripetuti atti di aggressione da parte di Israele contro i popoli della regione costituiscono una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale (...)
2. Riafferma la legittimità della lotta dei popoli per l'indipendenza, l'integrità territoriale, l'unità nazionale e la liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dall'occupazione straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata;
3. Riafferma il diritto inalienabile del popolo namibiano, del popolo palestinese e di tutti i popoli sotto la dominazione straniera e coloniale all'autodeterminazione, all'indipendenza nazionale, all'integrità territoriale, all'unità nazionale e alla sovranità senza interferenze esterne".
Ciò detto, alcuni argomentano che, siccome nel 2006 (!) Hamas vinse le elezioni, è indubbio un sostegno da parte della popolazione e quindi la popolazione di Gaza è come fosse una sorta di mandante di ciò che fa Hamas e dovrebbe pagare per l'attacco del 7 ottobre.
Se tale ragionamento fosse giusto, considerato che i civili Palestinesi sono da 75 anni vittime di limitazioni, soprusi, vessazioni, espropri illegali, esecuzioni illegali, arresti illegali da parte di Israele, con un crescendo nell'ultimo periodo con un governo eletto dalla maggioranza degli Israeliani, il discorso potrebbe essere ribaltato, e quindi l'attacco di Hamas sarebbe l'effetto e non la causa.
Ma faccio notare che Hamas, quasi 20 anni fa, raccolse il consenso del 44% dei votanti (non tutti gli aventi diritto si recarono alle urne e non poterono votare, come alle precedenti consultazioni per l'Autorità Nazionale Palestinese, i palestinesi profughi negli altri paesi arabi). Al Fatah ottenne invece il 41,43% dei voti.
Quindi Hamas era il partito di maggioranza relativa e molto meno del 50% dei Palestinesi votò per loro. Pertanto, accettare il principio per cui palestinesi qualsiasi debbano pagare per le azioni di Hamas avallerebbe il fatto che civili israeliani qualsiasi come quelli colpiti il 7 ottobre 2023 dovessero pagare per gli atti commessi dal governo di Benjamin Netanyahu, in cui Likud e Partito sionista religioso di Bezalel Smotrich sono stati votati dalla popolazione alle ultime elezioni politiche di Israele (ometto di citare i coloni e l'esercito di Israele responsabili diretti di moltissime azioni violente su palestinesi inermi...).
In definitiva, le punizioni collettive in cui vengono colpiti civili sono contro il diritto internazionale, ma l'idea che queste debbano essere comminate in base alla presunzione che tutta la popolazione (anche i bambini, a Gaza oltre il 40% ha meno di 14 anni) avallassero le decisioni e gli atti dei loro governanti scelti vent'anni fa da una parte di elettori è proprio contro la logica e la matematica.
NB: grazie a Daniele Furlan per la citazione ONU.
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