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07 ottobre 2026
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Negazionisti di ieri e di oggi
di David Cappellini

Per anni ho discusso spesso sui social ed in modo anche molto aspro, con i negazionisti della Shoah.

I seguaci di Mattogno, che sostengono le aberranti tesi falsificazioniste di Irving, Honsik e Faurisson, spesso occultati nei gruppi sovranisti non necessariamente di estrema destra, sono stati uno dei miei bersagli preferiti ed ho sempre ritenuto importante demolire i loro trucchi semantici e le loro menzogne pseudoscientifiche.

Quando ne scovavo uno, non nego di essermi accanito nello smontare le falsità con cui questo filone pseudostorico caro ai neonazisti (e non solo) di tutto il mondo voleva cancellare la cruda verità di oltre 6 milioni di morti.

Faccio questa premessa perché si capisca meglio come posso aver reagito quando lo stesso metodo pseudostoriografico e negazionista è stato usato dagli ebrei per nascondere il genocidio compiuto da Israele a Gaza.

Stesse premesse, stesse falsificazione delle fonti, stessa parzialità dei dati, stesso metodo critico usato per mettere in risalto le lacune presenti nei reportage da Gaza, dovuti all'assenza delle fonti di stampa stesse (i giornalisti palestinesi uccisi e quelli del resto del mondo tenuti fuori dalla striscia).

Sentire le fonti ufficiali israeliane dire che i dati sui morti li forniva Hamas, è come udire i neonazisti negazionisti dire che i dati sui morti nei campi di sterminio li fornivano sovietici ed americani.

Negare che film verità, come Naza, escano clandestinamente da fonti interne dello stesso esercito israeliano, è come sostenere che le confessioni dei gerarchi nazisti rilasciate durante il processo di Norimberga fossero estorte con la forza, che è esattamente quello che sostengono i negazionisti.

Vedere le vittime di ieri agire come i carnefici che li sterminarono, raccogliendo il sostanziale assenso della popolazione o al massimo l'indifferenza, mi ricorda gli abitanti del paesino vicino ad Auschwitz, che notavano il fumo nero alzarsi dai camini del campo, ma non si chiedevano il perché.

Forse agli ebrei servirebbe una nuova attenta lettura dei libri di Hannah Arendt.

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