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La dedica del boia
di Edoardo Morello
Un soldato israeliano si filma mentre distrugge una casa in Libano. Poi dedica l'esplosione a suo figlio. E ai compagni di classe di suo figlio. Al primo giorno di scuola.
Questo è ciò che siamo diventati capaci di tollerare: la guerra filmata come festa, la morte altrui trasformata in racconto famigliare, il bambino coinvolto nell'applauso per la distruzione. Il figlio in prima elementare che ascolta il padre dire questa è per te, mentre una famiglia muore da qualche parte, da qualche parte dove non possiamo vederla.
Non è follia. È peggio. È lucidità. È la retorica nazionalista che non ha bisogno di nascondersi più, che anzi si esibisce, che si registra, che chiede ai nostri smartphone di testimoniare la propria normalità mostruosa.
La domanda che dovremmo fare non è come ha potuto? ma come abbiamo permesso che questo diventasse rappresentabile? Come è successo che il bombardamento di una casa, la morte di civili, forse bambini come suo figlio, sia diventato un gesto da dedicare ai compagni di classe, come una partita di calcio vinta?
Questo è il vero crimine: non solo l'atto, ma la sua teatralizzazione. La trasformazione della violenza in spettacolo domestico, in post da condividere, in prova di fedeltà alla tribù.
I figli, i suoi, quelli che vivono ancora, cresceranno in un mondo dove hanno visto il padre dire questo l'ho fatto per te. E loro sapranno per sempre che il loro nome, il loro primo giorno di scuola, è stato associato alla distruzione di un'altra casa, di un'altra infanzia.
Non è eroismo. È il collasso della coscienza filmato in real time.
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