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02 ottobre 2026
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Mollicone brucia Naza. La dittatura soft prende forma
di Edoardo Morello

Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, ha visto un documentario. NAZA. Ventiquattro ufficiali dell'intelligence militare israeliana che raccontano come funziona la guerra. Come gli algoritmi trasformano le persone in numeri. È stato premiato a Venezia. Il Guardian l'ha prodotto. Un anno di lavoro. Testimonianze vere.

Mollicone lo ha visto e ha detto: questo non è un documentario. È come Report. È una puntata televisiva spacciata per cinema. Non ha detto che le testimonianze sono false. Ha detto che il formato è sbagliato. Che il modo di presentarle è ingannevole.

Stesso metodo di quando nel 2022 aveva chiesto alla Rai di non trasmettere Peppa Pig perché dentro c'era una famiglia con due mamme. Non aveva detto che le famiglie omogenitoriali non esistessero. Aveva detto che il politicamente corretto stava corrompendo i bambini.

Sempre la stessa tecnica: attacchi la forma, non il contenuto. E quando attacchi la forma, puoi offrire un'alternativa narrativa.

Mollicone adesso è presidente della Commissione Cultura. Il 6 di ottobre, il giorno prima dell'anniversario dell'attacco di Hamas, farà proiettare due episodi di FAUDA a Montecitorio.

FAUDA è una fiction israeliana. Attori, musica, sceneggiatura. Bellissima come fiction. Ma è fiction. Esattamente quello che Mollicone aveva accusato NAZA di essere: una narrazione costruita spacciata per realtà.

Tranne che stavolta la mette nel Parlamento italiano. Alle istituzioni. Il 6 di ottobre. Con l'autorità dello stato dietro.

Se dicesse "NAZA non si trasmette", suonerebbe come fascismo. Ma dicendo "faremo vedere FAUDA" sta offrendo pluralismo. Sta offrendo un'altra versione. E quando quell'altra versione la proietta nel Parlamento, con due giorni di anticipo rispetto all'anniversario del massacro, quella diventa la versione ufficiale.

Non per decreto. Per autorità. Per luogo. Per tempistica.

Il vero potere non è più nelle mani di chi dichiara cosa è proibito. È nelle mani di chi decide cosa viene celebrato. Chi decide dove. Quando. Con quale autorità.

Se metti una fiction sul 6 di ottobre a Montecitorio, la gente non pensa "è propaganda". Pensa "il Parlamento sta raccontando la storia vera". La censura non ha più bisogno di essere esplicita. Ha solo bisogno di essere autorevole. Ha solo bisogno di offerta alternativa presentata nello stesso spazio con la stessa voce ufficiale.

Mentre Formigli e il Guardian dicono che NAZA è documentario vero, Mollicone organizza una proiezione nel posto più importante dello stato, il giorno più importante dell'anno, per raccontare una storia diversa.

Non sta dicendo che voi siete sporchi. Sta dicendo che io ho un'altra versione. E la mia versione la metto dove conta. Questo è il metodo nuovo della dittatura. Morbida, elegante, istituzionale. Sommerge invece di vietare. Offre invece di negare.

E quando la gente vede due cose offerte nello stesso luogo con la stessa autorità, non sa più distinguere quale è vera. Perché entrambe sono presentate come vere. È solo che una la racconta il Parlamento.

NAZA non viene vietato. NAZA viene semplicemente sommerso da un'altra narrazione più autorevole, più istituzionale, più ufficiale.

E nessuno vede la censura dentro questa cosa. Perché non è vietare. È scegliere. E la scelta fatta dal Parlamento sembra democratica. Verrebe da ridere se non fosse tutto tremendamente tragico.

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